Firenze, 6 settembre 2018 - Purtroppo  il fenomeno del randagismo è ancora molto grave in Italia. E non è facile avere un quadro preciso, in quanto i dati ufficiali completi sono pochi. La Lav (Lega anti vivisezione) per il terzo anno consecutivo ha fatto un rapporto a livello nazionale chiedendo a Regioni e Province autonome notizie sulle strutture di accoglienza per cani e gatti, il numero dei cani che poi sono stati restituiti al proprietario, il numero delle colonie e quello delle adozioni e altro ancora. Ecco che cosa è venuto fuori.

Prima di tutto c’è da segnalare che per il secondo anno consecutivo c’è stato un preoccupante calo delle adozioni in tutto il Paese (-3.704 cani). Nel 2017 il numero dei cani presenti nei canili rifugio è aumentato rispetto all’anno precedente: 114.866. Più 9,26% rispetto al 2016. Il 72% (82.342) si trova in quelle del Mezzogiorno.

Il Mezzogiorno resta zona critica per numero e gestione di cani e gatti sul territorio: se nel Centro-Nord Italia (a eccezione del Lazio) il randagismo canino è infatti contenuto, al Sud e nelle Isole il numero dei cani randagi è ancora rilevante. Poche nel Mezzogiorno le colonie feline registrate. Nel 2017 sono stati 91.021 i cani entrati nei canili sanitari e solo il 38% è stato restituito al detentore: la percentuale più bassa di restituzione è stata registrata nel Sud Italia e nelle Isole, con appena il 6%, percentuale che aumenta al 39% nel Centro Italia, fino ad arrivare a un 69% di media per le regioni del Nord. Ciò è dovuto essenzialmente alla minore propensione alla registrazione in anagrafe degli animali d’affezione nelle regioni del Mezzogiorno, che rende difficile rintracciare la famiglia di appartenenza del cane che entra in canile.

Sul fronte dell’identificazione e della registrazione in anagrafe, dal 2017 al 2018 si è registrato un aumento del 12,3%, pari a 1.159.409 cani in più. Lombardia (1.470.789), Veneto (1.213.005), Emilia- Romagna (1.113.829), Piemonte (889.639) e Lazio (850.267) sono le regioni che contano il numero totale maggiore di cani registrati in anagrafe, alla data del 27 giugno 2018. Il dato incoraggiante è che le regioni che hanno registrato il maggiore aumento di cani iscritti in anagrafe nei primi sei mesi del 2018, rispetto a quelli del 2017, sono regioni del Centro e del Sud: Umbria (+122%), Marche (+88%), Sicilia (+44%), Abruzzo (+11%), ma anche Lazio, Toscana e Calabria che fanno registrare un incremento pari al 10%. In nessuna regione, inoltre, si è registrata una flessione del numero delle registrazioni.

Rispetto al numero delle strutture, in Italia risultano 434 canili sanitari e 766 rifugi (114 canili assolvono entrambe le funzioni) per un totale di 1.200 canili, il 44% dei quali si trova nel Mezzogiorno, il 37% al Nord e il restante 19% al Centro. Inversa la situazione per quanto riguarda i gattili, quasi inesistenti al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 contro i 94 del Centro nord. Scarsa attenzione anche per le colonie feline (7.934 colonie registrate contro le 53.944 del Centro nord) e per la sterilizzazione dei gatti (poco meno di 15.000 contro i poco più di 54.000 del Centro-nord). Deve far riflettere, invece, il calo delle adozioni nel 2017: -3.704 cani rispetto al 2016, confermando così il trend negativo.

Un fenomeno  che riguarda tutte le regioni, a esclusione di Lazio, Emilia-Romagna, Molise e Valle d’Aosta. Sarà anche perché vivere con un cane o un gatto costa: su cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro si applica l’Iva ordinaria (22%), le detrazioni Irpef per farmaci e cure veterinarie sono irrisorie, mentre il costo di un farmaco veterinario è in media cinque volte superiore rispetto a quello a uso umano (al tema la Lav dedica anche una campagna, #ipiùtassati). Il randagismo, quindi, è un fenomeno lontano dall’essere superato, e che costa alla collettività: nel 2017 si sono spesi 402.031,00 euro al giorno per il mantenimento dei cani detenuti nei canili. Per questo la Lav chiede al ministro della Salute Giulia Grillo di prevedere con urgenza un Piano Nazionale di prevenzione del randagismo, che preveda, tra le altre cose, la raccolta di dati completi e certi da parte di tutte le Regioni; la realizzazione di un’Anagrafe nazionale canina e felina; la presenza di associazioni di volontariato nei canili per facilitare le adozioni; incentivi per chi adotta, sotto forma di detrazioni, riduzione Iva, buoni e rimborsi, e la promozione dell’accoglienza degli animali nelle strutture turistiche e nei luoghi pubblici.