Pasquale Bagordo sulla porta del Fuligno. Ha perso il lavoro da capo cantiere, si è trasformato in un portiere
Pasquale Bagordo sulla porta del Fuligno. Ha perso il lavoro da capo cantiere, si è trasformato in un portiere

di PAOLA FICHERA

PASQUALE ha gli occhi azzurri e lo sguardo trasparente di chi è in pace con se stesso. Traguardo non facile per chi a 52 anni s’è ritrovato senza lavoro e tre anni dopo anche senza casa. Dentro quell’appartamento a Coverciano lui e sua moglie Rita hanno dovuto lasciarci anche i mobili («Non sapevamo dove metterli – racconta lei con la voce che ancora trema – se li è portati via Quadrifoglio»). Loro due se ne sono andati con in mano una valigia di vestiti. Nient’altro. Anzi sì: tanti soldi da restituire a parenti, amici e finanziarie. Perché la famiglia Bagordo è stata sfrattata sì, ma non per morosità. («Ho pagato fino all’ultimo l’affitto di 700 euro – racconta Pasquale – perché mia moglie ha un problema di salute importante e io volevo che stesse tranquilla, che nessuno potesse cacciarci di casa all’improvviso»). La casa però l’ha persa lo stesso: per finita locazione. Una storia di povertà improvvisa figlia della crisi del settore edilizio che dal 2011 ad oggi non ha ancora ripreso fiato.

DURA PERDERE il lavoro a più di 50 anni e poco importa se il tuo mestiere è quello di capo cantiere specializzato in restauri. «Ho lavorato alla Galleria degli Ori al museo archeologico, ho aperto il cantiere per i nuovi Uffizi – racconta Pasquale – ogni mattina dovevo gestire una cinquantina di operai. Ma ho lavorato anche all’Opera del Duomo e ho rimesso a posto le scalinate di piazza Santissima Annunziata nel 1996, quando a Firenze doveva arrivare il G7». Per un pelo Pasquale, sua moglie e uno dei loro due figli non sono finiti per strada. «Sembravo un leone impazzito – ricorda –. Non mi accettavano nemmeno per fare il manovale». E fra le tante porte il 52enne ha bussato anche a quella del sindaco Nardella. «Ci sono andato e basta, disperato. Lui non poteva ricevermi, ma mi ha indirizzato dal capo segreteria dell’assessorato al Sociale Michele Minicucci». La macchina del welfare si è messa in moto e ha trovato per Pasquale e la sua famiglia un paio di stanze con uso cucina a Villa Carmen in viale Belfiore. Una struttura gestita dalla cooperativa il Cenacolo. Dal novembre 2014 al maggio 2015 i Bagordo hanno vissuto lì.

PASQUALE PERÒ non si rassegnava a non lavorare. Si è offerto da subito di collaborare con la cooperativa, puliva, imbiancava, faceva tutti i lavoretti possibili per rendersi utile. Ma a restituirgli il lavoro e la dignità è stato il percorso «Polis» sull’orientamento al lavoro nato proprio nel 2011. Si è trasformato in un portiere. E dall’aprile del 2015 ha finalmente riavuto un lavoro a tempo indeterminato. A maggio è arrivata anche una casa nuova in via Toscanini. E’ temporanea, ma la famiglia è in lista per un alloggio popolare. «Nel frattempo lavoro – insiste – e sto ancora finendo di restituire i prestiti a chi mi ha dato una mano: i miei fratelli, mia sorella, qualche amico vero. Anche le rate alla finanziaria le ho restituite tutte». Ora Pasquale, 56 anni, lavora al Fuligno in via Faenza: accoglie gli ospiti, pulisce, fa lavori di manutenzione in una struttura che accoglie circa 80 persone. «I capelli mi sono diventati tutti bianchi – sorride – ma sono ripartito». Quello per non finire sulla strada è stato un percorso duro – ammette – anche lungo. «Ma l’unico che mi si è aperto quando tutti mi chiudevano la porta».