REGGELLO (Firenze), 9 dicembre 2010 - QUANDO i suoi compagni di classe, in seconda media, si esibiscono felici alla tastiera, col flauto o col sassofono, lei deve isolarsi dentro una cuffia muta per studiare musica. Ma senza ascoltarla.
Ha tredici anni e gli occhi neri, profondi: è marocchina e forse vive un dramma di cui non vuole o non può lamentarsi. Perchè il suo babbo, muratore immigrato di stretta osservanza musulmana, fedele ai riti, compreso quello di bruciare pelli di capra sul balcone di casa, sostiene che «la musica è da infedeli» e che sua figlia «deve rimanere pura». E prima di arrivare al compromesso delle cuffie, la ragazza saltava le lezioni. Bocciata, due anni fa, in prima, per troppe assenze.

 


Rock duro? Professori assatanati, seguaci di Michael Jackson? Macchè, la scuola media Massimiliano Guerri di Reggello ha il solo «torto» di essere particolarmente vocata all’insegnamento musicale. Accetta inviti per concerti, anche all’estero, e ha stretto un accordo con la Yamaha, che la rifornisce, a scopo didattico, di sassofoni e batterie. Strumenti che lei, la giovane marocchina dagli occhi profondi, non può ascoltare.
La storia circolava, appena sussurrata fra le colline di Reggello, dove la gente ha generalmente le orecchie dritte, ma talvolta sembra interessata a non sentire. Del resto, in questi giorni ha daffare: è ancora tardivamente impegnata nella raccolta delle olive, una delle più difficili degli ultimi anni per via della troppa pioggia. Così in pochi, anche negli uffici comunali, si erano preoccupati di quella vicenda che, il 25 novembre scorso, era finita davanti al giudice di pace di Pontassieve, Salvatore Corsico. Che ha avviato il processo penale contro il muratore marocchino, accusato di non aver mandato la figlia regolarmente a scuola nell’anno scolastico della bocciatura: il 2008-2009.
 

 

Ma nemmeno la denuncia, presentata ai carabinieri e al sindaco di Reggello, Sergio Benedetti, dall’ex preside, professoressa Daniela Nuti, da settembre in pensione, avrebbe scomodato nessuno,se non se ne fosse accorto il dottor Costantino Ciari, medico chirurgo a Montevarchi, ed esponente leghista del Valdarno. Che si è indignato: «Se oggi la ragazza non può fare musica, come farà domani a studiare Dante, che mette Maometto all’inferno?». Non basta. Il dottor Ciari se la prende con la scuola «che ha accettato l’assurdo compromesso delle cuffie, in spregio alla legge». E non pare molto convinto dalla scelta del comune di Reggello di assegnare una casa popolare a un immigrato che non rispetta le regole.
 

 

Già, la casa. Il muratore e la sua famiglia (moglie e quattro figli, compresa la ragazza delle cuffie), vivevano alle porte del paese, in un piccolo condominio. Dove i coinquilini protestavano per quei riti, tipo le pelli bruciate in terrazza. Poi sarebbero stati sfrattati. E provvisoriamente alloggiati al Saltino, in tre stanze del comune, in attesa della casa popolare, a San Donato in Fronzano.
Il sindaco, Sergio Benedetti, minimizza: «Sapevo della denuncia per le assenze a scuola, ma credevo fosse tutto risolto». Così come smussa la nuova preside, Wilma Natali (nella foto), che è anche assessore all’urbanistica: «Ora siamo a posto, la ragazza non fa più assenze». Ma mette le cuffie quando gli altri suonano. E la storia non è finita. Perchè il giudice Corsico ha fissato un’altra udienza del processo per il 26 maggio 2011.
 

sandro.bennucci@lanazione.net