Firenze, 11 gennaio 2018 - Affidare il “cuore di piombo” a un Dio che ha il volto di un bimbo che ride. Il poeta Davide Rondoni affida a questa immagine l'apparente leggerezza del presepe che rappresenta “il grande inizio della storia della libertà”. Sì, il presepe va riletto così, sempre, anche dopo aver smontato alberi, statuette e muschio a casa. Ma nella basilica di Santo Spirito fino al 4 febbraio il presepe rimane aperto. E' un “presepe”, una “greppia”, una “mangiatoia” monumentale e al tempo stesso lieve. E' il presepe dei Sassi di Matera, realizzato dall'artista Francesco Artese con l'Azienda di Promozione Turistica della Basilicata di cui è presidente Mariano Schiavone. Un presepe lucano, ma con un tratto “gigliato”: c'è un omaggio a Firenze. Vicino alla Natività si trova infatti Michelangelo, rappresentato con la barba vicino al crocifisso.


Artese ha voluto chiamare la sua opera “L’Infinito diventa uno di noi”. I poteri di questo mondo, si nascondono, fanno come Erode: promette di adorare, si informa, inganna e punta a promuovere continuamente se stesso, anche a presso di sangue. Tante energie allora vengono buttate via, dissipate; tante risorse gettate in questo delirio, mentre su una barca, in un campo, tra i Rohingya, nei luoghi periferici del mondo e delle città si manifesta, in modo silenzioso e inaspettato, quello che il Vangelo propone come Regno di Dio. Dio si manifesta al mondo bambino, con la debolezza di due genitori che non hanno trovato accoglienza. Sanno trovarli persone venute da lontano, ma non i concittadini: è la vicenda dei Magi.

Si resta turbati, perché tutto questo spiazza. Spiazza Erode ma spiazza ciascuno e questo fa bene. Il turbamento può dare vita o al delirio violento di Erode e a chi lo alimenta con i suoi veleni, fosse anche il dire male di chiunque, o a una grandissima gioia che fa intravedere nell'inchinarsi su quella mangiatoia un altro modo di vivere e di sperare, un altro modo di sognare ad occhi aperti: prendere in braccio quel bambino indifeso, nel quale sono come abbracciati tutti gli indifesi della terra, che grazie a lui, si manifestano al pianeta. In quel teatro di Sassi che hanno alle spalle più di diecimila anni – Matera è una delle città più antiche del mondo – si coglie questa bellezza, sottolineata, nel giorno dell'epifania, da uno spettacolo breve e intenso: “Luceania”, suoni, canti e parole della terra lucana che, sotto la regia di Rondoni, hanno coniugato poesia e musica popolare, in uno spettacolo prodotto da FinisTerre, sulle note della musica di Ambrogio Sparagna e da alcuni musicisti dell'Orchestra di musica popolare dell’Auditorium di Roma. Dopo il saluto di padre Giuseppe Pagano, priore della basilica di Santo Spirito, alla lettura di brani scelti da Rondoni, che ha proposto anche un suo testo inedito, si è unita la voce di Iaia Forte e la delicatezza musicale e vocale di Giuditta Scorcelletti, la maggiore interprete di canto popolare toscano: una voce delicata, che talvolta sfiorava la lievità della neve, è che è risultata essere il controcanto ideale per quella di Sparagna che interpretava i canti sacri della tradizione popolare (di Alfonso Maria de' Liguori e dei lazzari, raccolti nel cd 'Fermarono i cieli') con organetti, zampogne, ciaramelle e violino fino a condurre una processione musicale nella basilica: ha così suscitato “entusiasmo e commozione”, sottolineati da Nicola Armentano, consigliere intervenuto per il Comune di Firenze e all'origine dell'iniziativa.

Il presepe dei Sassi ha “provocato” anche un evento collaterale nella basilica di Santa Croce, dove, fino al 24 marzo, sono esposte quindici sculture lignee della Basilicata, dal Medioevo al Settecento: “Maternità divine”, promosso e sostenuto dall’Apt Regione Basilicata, con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, il Comune di Firenze-Ufficio Unesco e l’Opera di Santa Croce di Firenze. “Si tratta di una mostra - spiega Francesco Canestrini, direttore della Soprintendenza lucana - che intende portare e far conoscere fuori regione alcuni capolavori di scultura lignea della Basilicata, mai usciti sinora fuori dai confini regionali. Le sculture, di grandi dimensioni e pregio, spaziano dal Medioevo al Settecento e vertono sul tema della Natività, rappresentato da varie Madonne con il Bambino e da un gruppo con la Sacra Famiglia, cui viene affiancato un busto di San Giuseppe con il Bambino, un soggetto che spesso si accompagna a quello della maternità divina”.