Luigi Caroppo
Luigi Caroppo

Firenze, 23 marzo 2019 - Ci risiamo. Ancora denunce per violenza sugli spalti degli impianti sportivi. E non parliamo di serie maggiori, ma di calcio giovanile. E’ successo di nuovo: spintoni e offese tra genitori, partita di ragazzini del 2006 sospesa. Atteggiamenti intollerabili a Firenze come prima a Pistoia e come a Lucca e a macchia di leopardo in tutta Italia.

Il giudice sportivo farà rigiocare la partita e i genitori andranno ad ascoltare una psicologa dello sport. Per imparare a fare i genitori, non gli ultrà scatenati come alla finale della Coppa. Poveri noi come siamo ridotti se sfoghiamo rabbia e diamo fiato alla nostra ignoranza sui gradoni di un campetto di calcio.

Aveva ragione Puliciclone quando ha detto: «La squadra ideale è fatta da orfani». Provocazione certo, quella di Paolo Pulici, numero 11 sulle spalle, campione d’Italia col Toro delle meraviglie e dal 1990 allenatore nelle giovanili. Lui, capocannoniere in serie A, ha detto più volte che molti genitori rovinano i figli senza nemmeno accorgersene.

«Una volta – disse Pulici – il padre di un ragazzino gridò al figlio: “Dai che diventi ricco e ci compriamo la villa”». Roba da pazzi. Il caso fiorentino ha avuto vasta eco. Ne ha parlato anche mister Mancini dal ritiro della Nazionale a Coverciano: «Dobbiamo tornare ad essere tutti più buoni; il mondo sta andando in una direzione sbagliata e lo dobbiamo raddrizzare noi. A livello dilettantistico succedono cose assurde, i genitori dovrebbero dare l’esempio. Speriamo di riuscire a diventare migliori».

Parole sante. Saranno messe in pratica? Forse no, ancora una volta. E giustamente Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, associazione arbitri, si è detto «preoccupatissimo per quel che accade sui campi del settore giovanile». In un altro campo, in Liguria, ha ricordato a Radio Rai, «è clamoroso che l’arbitro, una donna, abbia dovuto sospendere la partita perché genitori e calciatori offendevano un ragazzino di colore. È una cosa vergognosa. Non ci si può limitare a parlarne, ma bisogna cambiare tutti».