{{IMG_SX}} Firenze, 10 gennaio 2008 - Sessantuno anni di impegno per costruire la storia del commercio fiorentino, sei mesi di malattia mortale e, infine, a gennaio 2007, la ‘decadenza’, cioè la dichiarazione ufficiale di morte di quella che, di fatto, è già la ex-Confcommercio Firenze. Una caduta ingloriosa pesantemente segnata dai dubbi sull’utilizzo di sette milioni di euro che, alla fine, risultano essere la voragine di bilancio.

 

Un anno dopo a rispondere di quei conti alla Procura della Repubblica ci si è ritrovata l’intera classe dirigente che ha gestito i destini della Confcommercio dal 2002 al 2006. Venticinque indagati, di questi cinque agli arresti domiciliari. Presidenti, membri di giunta, dirigenti, sindaci revisori, commercialisti esterni. E potrebbe essere solo l’inizio.

 

 
Fra i cinque che sono agli arresti domiciliari c’è Paolo Soderi, presidente di Confcommercio dal 2001 al 2003. La sua principale attività, all’inizio della carriera in associazione, è quella di macellaio. Ha un banco al mercato di San Lorenzo e il suo impegno è proprio nella difesa di quello storico mercato. Il primo incarico importante in associazione lo ha come presidente del sindacato dei macellai. Dal ’95 al 2001 ricopre il ruolo di vicepresidente, segue - scalpitando - il presidente Ugo Poggi. Nel 2001 l’elezione alla poltrona più alta dell’associazione che non sta vivendo anni facili. L’altra associazione di commercianti fiorentini, l’avversaria di sempre, la Confesercenti, sta recuperando terreno e iscritti e Soderi lancia la sua offensiva per rilanciare il marchio storico dei commercianti fiorentini. Combatte tutte le battaglie, soprattutto quelle per restituire la massima visibilità all’associazione. E i suoi strali sono spesso diretti verso l’amministrazione comunale. Lui sostiene sempre e solo in difesa degli interessi dei suoi associati, che traggono linfa vitale dalla buona amministrazione cittadina, ma l’accusa che quasi immediatamente gli viene rivolta è quella di avere invece mire politiche precise, di sognare un futuro con la fascia tricolore, sull’esempio del ‘collega’ bolognese Giorgio Guazzaloca, che alla poltrona di sindaco c’è arrivato davvero.

 

Dopo il 2002, però, la ‘fronda’ interna contro di lui è sempre più agguerrita: terreno di scontro sono gli equilibri toscani (con il coinvolgimento di tutte le associazioni provinciali) anche per gli assetti dei Cofidi, i consorzi fidi dell’associazione, il vero punto di forza per garantire l’assistenza finanziaria ai soci. Nell’ottobre del 2003, Paolo Soderi si dimette. Nel dicembre 2006, dopo lo schiaffo di Roma ai colleghi fiorentini, è Soderi il più arrabbiato. "Ho dato - dichiarò allora - testa e anima per l’associazione e non meritava una fine così ingloriosa. Resto convinto che ci siano molti lati oscuri nella delibera della giunta nazionale. Qui non ci sono solo problemi economici. I presupposti per la salvezza c’erano tutti. E’ stata una scelta immorale". Concluse con un’accusa: «Troppo facile ora per Roma chiudere tutto. I debiti risalgono al 1990 e a Roma lo sapevano meglio che a Firenze. In 16 anni però non sono mai intervenuti".

 


E’ agli arresti domiciliari anche l’ultimo degli ex presidenti: Maurizio Brogioni, vicepresidente con Giovanni Biagiotti, il successore di Soderi (scomparso in seguito a una lunga malattia nel maggio del 2006). E’ Brogioni a guidare l’associazione, prima su delega di Brogioni, poi ufficialmente dall’aprile del 2006. Biagiotti si dimette il 27 aprile, un mese dopo che Cesare Vannini (anche lui da ieri ai domiciliari) direttore storico, va in pensione. Brogioni accetta la presidenza, ma annuncia subito la nomina di due consulenti esterni per valutare la situazione finanziaria. A lui spetta il difficile ruolo di accertare il debito prima e, poi, di cominciare l’estenuante sequenza di viaggi a Roma per chiedere aiuto per la salvezza.

 

Uomo chiave nella macchina di Confcommercio è Cesare Vannini. Il suo è un ruolo tecnico: ha il compito di predisporre i bilanci, sottoporli al vaglio del collegio dei sindaci revisori e infine presentarli alla giunta per l’approvazione. Agli arresti domiciliari ci sono anche Mario Accardi, sindaco revisore, e Marco Squillantini, presidente della Com.service, la società che fornisce servizi alla Confcommercio. E’ vicepresidente nella giunta Biagiotti (nel 2004, subito dopo le dimissioni di Soderi), ma non ne farà più parte dal 2005.