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6 nov 2021

Covid, in Europa esplode il contagio: in Austria 'lockdown' per i non vaccinati

L'impennata di casi spinge diversi Paesi europei ad inasprire le regole. Terza dose per tutti in Germania. In Turingia i non vaccinati potrebbero non essere più curati

6 nov 2021
Una manifestazione No Vax
Una manifestazione No Vax
Una manifestazione No Vax
Una manifestazione No Vax

Roma, 6 novembre 2021 - L’Europa stringe la morsa intorno a chi ha deciso di non vaccinarsi. L’Italia ancora ‘regge’, grazie all’alto numero di cittadini che hanno risposto alla campagna vaccinale però continuano a salire incidenza ed Rt, l’indice di trasmissibilità.

Il caso dell'Austria

Intanto l’Austria ha deciso di rompere ogni indugio e di passare ‘alle maniere forti’. Ecco che da lunedì 8 novembre manderà in 'lockdown' le persone non vaccinate. La decisione d'urgenza è stata annunciata dal cancelliere Alexander Schallenberg (OeVP): il governo austriaco, alla luce dell'esplosione di contagi, ieri ben 9.388, ha anticipato le tappe senza attendere l'aumento delle terapie intensive che erano il 'metro' per applicare le restrizioni. Da lunedì entrerà dunque in vigore la 'regola delle 2-G' che interesserà solo persone vaccinate (geimpft) o guarite entro i sei mesi (genesen). I tamponi molecolari (Pcr) e antigenici potranno essere utilizzati, almeno ancora per il momento, solo in ambito lavorativo. In tanti altri ambiti della vita quotidiana i tamponi cesseranno, quindi, la loro validità La stretta sui non vaccinati molto probabilmente si protrarrà fino alle festività natalizie (Weihnachten), particolarmente sentite anche nei Laender austriaci. Solo le persone vaccinate o guarite potranno accedere nei ristoranti, bar, Konditorei (pasticcerie), nelle strutture alloggiative (dagli ostelli agli hotel). Ancora, solo per loro porte aperte nei parrucchieri e nei centri d’estetica ed agli eventi. La 'Regola delle 2-G' varrà anche per le visite negli ospedali e case di cura.

"In #Austria #lockdown selettivo per i non vaccinati. Altro che dittatura sanitaria del #greenpass". Così su Twitter Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

Germania: terza dose per tutti e misure molto severe in alcuni Land

Da parte sua, la Germania - alle prese con una preoccupante impennata di casi, - annuncia la terza dose per tutti, a sei mesi dalla seconda puntura. Alle prese con la quarta ondata, Berlino annuncia una nuova fase generalizzata della campagna di prevenzione, accompagnata da una linea dura verso i no vax.

Addirittura, il presidente della Turingia, Bodo Ramelow, ha minacciato di non curare più chi non accetterà la somministrazione del siero, se dovesse salire eccessivamente la pressione sulle strutture sanitarie.

Da lunedì la Sassonia - dove si teme un nuovo lockdown se non si agirà «velocemente», - diventerà il primo Land tedesco a limitare l'accesso a ristoranti, bar ed eventi culturali ai soli immunizzati, cioè a chi è vaccinato o guarito dal Covid, escludendo la possibilità del tampone come lasciapassare. Nelle ultime 24 ore il Robert Koch Institut ha registrato 37.120 nuovi casi - nuovo picco negativo dopo quello di ieri l’altro, - e 154 decessi in Germania. A livelli record è anche il valore settimanale dell'incidenza dei contagi, con 169,9 pazienti su 100 mila abitanti. «La quarta ondata ha molto accelerato e colpisce con grande irruenza. Davanti a noi abbiamo settimane difficili», ha avvertito il ministro della Salute tedesco Jens Spahn.

L'accelerazione sul booster è sempre più decisa, dunque.

Malta

Anche Malta, che con il 94% è il Paese col più alto tasso di vaccinazioni complete nel continente, ha annunciato che le terze dosi saranno «gradualmente estese a tutte le persone sopra i 12 anni di età».

Regno Unito: va meglio grazie alle terze dosi

E proprio il booster sembra aver contribuito in maniera cruciale alla frenata dei contagi nel Regno Unito, dove è già stato somministrato a oltre 9milioni di persone e continua il lento ma graduale calo dei contagi e dell'indice d'infezione Rt, fino al di sotto della soglia di rischio di 1.

Green pass

L'altra misura su cui il Vecchio Continente continua a spingere è il green pass. Il Parlamento francese ha adottato il progetto di legge cosiddetto di 'vigilanza sanitaria’ che consente di ricorrere al certificato Covid fino al 31 luglio. E anche a Bruxelles si discute di linee guida comuni sulla durata delle certificazioni. «Non è stata stabilita una scadenza per i certificati vaccinali» a livello Ue, «tuttavia gli Stati membri possono fissare regole» sul periodo di validità, ha fatto sapere la Commissione, sottolineando però che è «ancora troppo presto» per dire se ci saranno raccomandazioni al riguardo.

Contagi record nell'Europa orientale

Allarmante resta poi il livello dei contagi in Europa orientale e nei Balcani, dove i tassi di vaccinazione sono i più bassi del continente, con picchi negativi intorno al 30% in Romania e Bulgaria. Con 6.932 nuovi casi in 24 ore, la Croazia ha superato il suo record negativo di infezioni giornaliere e annunciato il ritorno di limitazioni per gli eventi pubblici e un rafforzamento del green pass. E anche l'Islanda annuncia una nuova stretta. Dall'altra parte del mondo, invece, a Rio de Janeiro i ricoverati sono ai minimi da inizio pandemia e le autorità puntano a celebrare con raduni di massa del Capodanno a Copacabana e del Carnevale. 

Le parole di Brusaferro

"Questo è un evento 'glocale', è una pandemia ma non la risolvi se non partendo dal livello comunale: se non c'é una armonizzazione tra tutti questi elementi non hai una prospettiva di uscita e torna. E' uno stress che continua nel tempo e cui stiamo facendo fronte ma che finché non riusciremo a modellare queste curve in tutto il mondo resterà. La sanità pubblica diventa un assetto strategico del Paese: oggi uno Stato se può disporre di vaccini, diagnostica o farmaci ha un grado di libertà più alto rispetto a chi deve dipendere da altri". Lo ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, intervenuto in occasione del convegno nazionale di diritto sanitario all'Università Cattolica. "L'Europa è divisa nettamente in due, come ci fosse un muro - ha aggiunto -: una parte centro-orientale con una grande circolazione del virus e una parte centro-occidentale dove il virus circola in maniera più controllata. L'Italia si colloca molto bene ma ci troviamo in crisi dove le coperture vaccinali sono basse. Una risposta diversa comporta risultati diversi sia in termini di incidenza che di mortalità. La prevenzione, poi, è un paradosso: quando si raggiungono i risultati si tendono a rimuovere tutte quelle cose che hanno determinato il raggiungimento di quei risultati. La sanità pubblica se funziona bene non si vede, importante è che quando supereremo questa situazione bisogna mantenere le infrastrutture che lo hanno permesso". 

 

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