Il Ministro dell'interno, Matteo Salvini (LaPresse)

Empoli, 21 agosto 2018 - Il capitano della Lega, al secolo il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha lanciato il guanto di sfida a quel pezzo di Toscana che il centrodestra, o i grillini, non hanno ancora conquistato. Dal palco della Versiliana ha citato tra gli obiettivi proprio Empoli. A chi da queste parti ancora detiene il potere, al Pd, saranno venuti i sudori freddi nonostante la canicola. Non bastavano i risultati delle politiche del 4 marzo, quando anche una delle terre renziane per definizione ha pagato pegno alla bufera che ha fatto saltare il potere romano (quello del governo) dei ‘dem’.

Ci si sono messi anche i dati delle amministrative, in Toscana un’ecatombe per le insegne di un partito che governava dal dopoguerra. Certo, gli strateghi del Pd, quelli rimasti, già ci pensavano, ma adesso sono davvero alle prese con una sfida mortale. Un partito come quello del Nazareno senza potere nazionale e con quello locale ridotto, in prospettiva, ai minimi termini corre il rischio di diventare un fantasma della politica.

E’ chiaro che le prossime elezioni amministrative del 2019 e quelle regionali del 2020 corrono il rischio di diventare, per il Pd, un uno-due che avrebbe messo al tappeto anche un peso massimo come il Pcus (i comunisti sovietici), tanto per ricordare quella che un tempo fu la casa madre degli inquilini della sede empolese di via Fabiani.

Quella di Salvini, però, è una sfida nutrita di fiducia nelle sorti ‘magnifiche e progressive’ della Lega, attualmente accreditata nei sondaggi (che non sono risultati elettorali) di un consenso che si aggira sul 30%. Se invece si guarda ai dati delle ultime elezioni politiche di marzo, a Empoli i leghisti prendono il 12,6%, mentre gli alleati di Forza Italia sono a quota 7,8 a cui si aggiunge il 3,5% di Fratelli d’Italia. I 5Stelle hanno ottenuto il 24,8% dei voti. Il Pd si deve accontentare di un magro («una sconfitta», è stato definito dal partito) 37,2% rispetto ai consensi di tornate elettorali precedenti. La sinistra ‘bersaniana’ di LeU si è invece collocata al 5,1%.

Nel quadro c’è anche da considerare, poi, un’ulteriore difficoltà per il Pd. Empoli rientra tra i comuni in cui si vota con il ballottaggio. Se nessuno dei candidati sindaco ottiene il 50% più uno dei voti, si procede a un secondo turno elettorale in cui si affrontano i due nominativi che hanno ottenuto i risultati più alti. In questi casi il meccanismo si è rivelato infernale per i candidati del Pd. In moltissimi occasioni, candidati che vanno al ballottaggio anche da posizioni di forza perdono contro l’avversario perché si forma una sorta di santa alleanza di quasi tutti gli elettori che non fanno riferimento ai ‘dem’ con l’obiettivo di mandare a casa il candidato che fa riferimento al Nazareno. Quindi, l’anno prossimo, per evitare brutte sorprese, il Pd dovrà puntare a evitare a tutti i costi il secondo turno.