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Elezioni / La crisi del PD: la roccaforte rossa che non c’è più

"Abbiamo preso una bella botta" . Viaggio nei circoli di Castelfiorentino, dove il partito arrivava al 70%

di IRENE PUCCIONI
Ultimo aggiornamento il 7 marzo 2018 alle 07:23
Un’espressione significativa del segretario del Pd, Matteo Renzi

Empoli, 7 marzo 2018 -  La storica Casa del Popolo che si affaccia su piazza Gramsci, considerata la ‘mamma’ di tutti i circoli Arci di Castelfiorentino, è chiusa da tempo in attesa di un nuovo gestore. Catene e lucchetto alla porta d’ingresso, all’indomani del risultato delle politiche, è un’immagine beffarda. «E’ chiuso per lutto», sogghigna un vecchio ‘compagno’ sulle panchine del Piazzale, il nome con il quale tutti i castellani chiamano il salotto buono del paese. Parlare del Pd dopo la débâcle di domenica è come commentare la sconfitta della propria squadra di calcio nella finale di Champions.

A Castelfiorentino, dove la sinistra ha sempre vinto con percentuali bulgare, alle ultime consultazioni ha perso, in un colpo solo, quasi il 13% di consensi rispetto alle omologhe elezioni del 2013. Oltre 1600 voti bruciati in quella che è sempre stata considerata la roccaforte rossa prima, e il fortino del potere renziano poi. Dalle europee alle politiche, passando per le amministrative, nulla e nessuno aveva scalfito l’egemonia della sinistra che da 70 anni impera nel borgo valdelsano.

Alle ultime comunali del 2014 Alessio Falorni è stato eletto con il 71 per cento di voti (la percentuale più alta uscita dalle urne dell’Empolese Valdelsa). Prima di lui, l’ex senatrice Laura Cantini, appena entrata alla Camera (era capolista per il Pd nel collegio Toscana 3), nel 2004 venne rieletta sindaco con il risultato straordinario di oltre l’81 per cento, quasi un plebiscito. Roba che oggi sembra preistoria politica. Sul ‘Piazzale’ dove i vecchi militanti ricordano con nostalgia i vecchi pannelli di legno sui quali venivano affisse le tabelle, compilate a mano, con i risultati del voto, c’è un silenzio assordante.

La sparuta rappresentanza ha poca voglia di parlare, ma se ‘stuzzicata’ si lascia andare allo sfogo. «Abbiamo preso una bella botta», «La colpa è tutta di Renzi, si doveva dimettere dopo il referendum», «Il problema è che sono sempre a litigare tra di loro». Le voci si accavallano: c’è chi si scalda, chi scuote la testa, chi guarda l’orologio. «Oh, è i’ tocco, io vo a casa, tanto è inutile discutere. Ci toccherà stare all’opposizione, tanto è quello il nostro posto».

Dalla piazza ai circoli Arci gli umori non cambiano. Al circolo Puppino, più vuoto che mai («oggi non si è visto nessuno», dice la barista Valentina Innocenti) c’è Giuseppe Arfaioli, 82 anni, da sempre fedele alla linea, che smaltisce la batosta buttando giù un bicchiere di ‘bianco’. «Perché abbiamo perso? Semplice perché la gente ha perso la fiducia nella vecchia politica – commenta –. Renzi ha fatto troppi errori, a partire dal decreto salvabanche». Il gestore del circolo, Salvatore Barbagianni, scuote le spalle e sentenzia: «Quando ci si divide nel momento della battaglia non ci si può aspettare nulla di buono. Quello espresso dagli italiani è un voto di protesta. E’ arrivato anche per il Pd il momento di cambiare». Soffia un vento nuovo nella politica italiana, e in Valdelsa ieri i baveri dei cappotti erano alzati.

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