Paolo Bolognesi, presidente associazione parenti vittime della strage di Bologna
Paolo Bolognesi, presidente associazione parenti vittime della strage di Bologna

Montespertoli, 7 agosto 2018 - Il sindaco di Montespertoli, Giulio Mangani, e alcuni rappresentanti del Comune di Castelfiorentino hanno manifestato il 2 agosto a Bologna per ricordare la strage della stazione: 85 morti, 200 feriti. Tra le vittime, Verdiana Bivona e Maria ed Angela Fresu (quest’ultima di appena 3 anni), che vivevano nei paesi valdelsani. C’è una novità importante: l’indagine sui mandanti non è stata archiviata. Ne ha dato notizia Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, tra cui ci sono anche i Fresi ed i Bivona.

Alla vigilia del 2 agosto, il fratello di Verdiana, Vincenzo Bivona, aveva detto a La Nazione: «Non sono a conoscenza di novità su questo fronte, ma noi vogliamo andare avanti nella ricerca dei mandanti». Il 2 dunque la novità, ora passata ‘agli atti’ nel discorso ufficiale di Bolognesi: lo scorso anno, i familiari avevano fatto ricorso contro la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sui mandanti avanzata dalla Procura della Repubblica. Ora però - spiega Bolognesi - «la Procura Generale ha avocato a sé il caso evitando così l’archiviazione delle indagini sui mandanti. Anche secondo la Procura Generale, quindi, esistono elementi investigativi importanti che debbono essere approfonditi. L’elemento più significativo, che ha infatti convinto la Procura Generale ad avocare a sé il fascicolo sui mandanti ed a continuare le indagini, riguarda alcuni conti correnti. Fra questi - prosegue Bolognesi - l’ormai famigerato conto corrente segreto legato ad alcuni personaggi di spicco delle cronache nazionali».

«Seguite i soldi» diceva Giovanni Falcone, citato da Bolognesi: «La lezione del grande magistrato antimafia potrebbe portare a far luce su un segreto che dura da 38 anni e cioè su chi siano i mandanti dei terroristi condannati in via definitiva per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e su chi siano i personaggi che dall’interno delle istituzioni cercarono di sabotare la democrazia in Italia, creando meccanismi di ricatto permanente che continuarono e continuano a produrre resistenze alla nostra richiesta di verità e giustizia». Vincenzo Bivona aveva detto che il dolore di quel giorno è rimasto immutato, così come la voglia di «verità». Ora c’è una finestra di speranza.