La protesta dei risparmiatori a Arezzo
La protesta dei risparmiatori a Arezzo

Empoli, 11 dicembre 2015 - «Con il dire che hanno fatto un’azione di salvataggio si lavano la coscienza, ma il rovescio della medaglia dove lo mettono?». Un interrogativo disarmante, quello posto da Roberta Gaini, vinciana, tra i risparmiatori messi ko dal decreto ‘Salva banche’. Dopo giorni di battaglie in giro per l’Italia. Dopo Roma, Arezzo, aspettando Firenze. «Tutto per denunciare un fatto vergognoso di cui siamo vittime», taglia corto al termine della trasferta aretina. Quella organizzata ieri per il ‘funerale’ di Banca Etruria, davanti alla sede storica, con Matteo Salvini a dire la sua, poi proseguita ad Arezzo Fiere con interventi di politici (dei gruppi di opposizione) e risparmiatori in ginocchio.

Solo nell’Empolese 14 milioni di euro sono andati in fumo. «Diciamo ‘no’ alla possibilità che questo decreto venga inserito nelle legge di Stabilità, in votazione domenica o lunedì», continua Roberta. E guai a chiedere se Arezzo è l’ultima volta in cui i risparmiatori dell’Empolese sfileranno indossando le pettorine con la storia dei risparmi andati in fumo. «Domenica andremo alla Leopolda a Firenze - annuncia -. Nessuna manifestazione, ma ci saremo: vogliamo che il premier Renzi ci veda». A sorreggere striscioni dai messaggi inequivocabili. Pure un ‘in terra rossa vi sieti scavati la fossa’. «Lo indirizziamo a chi non protesta per timore di ripercussioni o per fedeltà a ideali politici» spiega Gaini. Anche Maria Grazia Pozzolini, altra anima del gruppo ‘Vittime del salva banche’ è salita sul palco di Arezzo Fiere dove ironicamente si è definita ‘una speculatrice’: «Avevo investito la mia liquidazione dopo anni di lavoro in subordinate al 3,5 per cento - sorride con amarezza -.

Ho dato voce agli anziani colpiti che non possono gridare sofferenza e senso di abbandono da parte della politica. Perché le banche ci hanno ingannato, ma la politica ci ha voltato le spalle». La rabbia è tanta, difficile trattenerla dopo l’ennesima giornata di parole, aspettando fatti che chissà se arriveranno. «Non vogliamo misure umanitarie, come definite dal Ministro dell’economia Padoan - mette in chiaro Manuela Landi, anche lei vinciana -. Uniti possiamo farcela». E il pensiero va al pensionato di Civitavecchia che si è tolto la vita dopo aver perso tutto. «Abbiamo fatto un minuto di silenzio - racconta Landi -. Il salva banche è un’operazione bagnata da sangue e disperazione. Che Natale ci hanno regalato».

«Un intero comparto di famiglie soprattutto residenti nelle piccole frazioni dove Banca Etruria era l’unica presente, messo in ginocchio. Costretto a rinunciare a risparmi e sacrifici di una vita, fatti pensando di poter offrire un sostegno economico a figli o nipoti. Il disastro di Banca Etruria è anche questo», commenta Gabriele Genuino, vice-coordinatore provinciale e capogruppo all’Unione dei Comuni di Forza Italia, nonché correntista di Banca Etruria. «Due i nodi da sciogliere. Possibile che nessuno sapesse delle condizioni in cui verteva la banca? E soprattutto: quali ripercussioni avrà tutto questo sul nostro tessuto economico e sociale? Senza dimenticare i dipendenti dell’istituto di credito. Da punto di riferimento sono diventati ‘nemici’ per i clienti. Il tutto per colpa di una classe politica e dirigenziale scellerata, che fallisce insieme a Banca Etruria».