Chiara Viviani

Vinci, 9 agosto 2018 - «Vorrei che ciò che è accaduto a me non succedesse ad altri: è importante sensibilizzare gli operatori della salute perché siano preparati su punture di ragno e necessità terapeutiche». Chiara Viviani ha 33 anni, vive a Vinci ed è insegnante di yoga e terapeuta di medicina indiana.

Un vulcano di energia, oltre che un concentrato di ottimismo che, suo malgrado, nelle ultime settimane, ha dovuto rallentare i suoi ritmi frenetici. Il motivo? Si è trovata a fare i conti con la puntura di un ragno che l’ha costretta a terapie di antibiotici e antinfiammatori, oltre che a ‘pulizie’ chirurgiche programmate ogni quarantott’ore. «Stando alle conseguenze del morso, si tratterebbe di un ragno violino – spiega la giovane, reduce dall’ennesima visita per pulire la ferita al San Giuseppe di Empoli – Si è sviluppata una necrosi, all’altezza della settima vertebra».

E’ lì che il ragno l’ha punta. «Sono stata morsa intorno al 20 luglio – racconta Chiara – Ho avvertito i primi sintomi nei giorni successivi: dolori a muscoli e ossa a livello cervicale, gonfiore localizzato, poi la ferita si è come aperta. Si è creato un piccolo foro nero al centro, con i contorni rossi infuocati. Pian piano si è allargato. Un decorso tipico del morso del ragno violino. Anche se formalmente, ancora oggi, nessuno me lo ha certificato». La giovane donna il 27 luglio si è recata «alla Misericordia di Vinci dove il personale medico presente per la festa dell’Unicorno, vista la situazione, mi ha coperto la ferita, indirizzandomi al pronto soccorso». Una corsa in ambulanza.

«Arrivata al San Giuseppe – spiega ancora la 33enne – al triage mi hanno dato un codice azzurro e mi hanno detto di attendere in una sala affollatissima». Poco convinta dell’approccio al suo caso riscontrato in pronto soccorso, «dove sono stata classificata genericamente come ‘punta da un insetto’», si è rivolta a un chirurgo privato, «preziosissimo aiuto insieme al mio medico di famiglia», ci tiene a precisare Chiara, ancora alle prese con le conseguenze di quel morso velenoso.

«Sono stata anche a infettivologia all’ospedale fiorentino di Ponte a Niccheri, dove mi hanno fatto degli esami del sangue – continua – La situazione? Diciamo che si è stabilizzata. Continuo con antinfiammatori, antibiotico e controlli della ferita che purtroppo, al momento, non è ancora in via di guarigione. Resto fiduciosa, anche se il quadro è delicato: un’infezione alla base del collo non è banale».