I rilievi sul luogo del crimine (foto Germogli)
I rilievi sul luogo del crimine (foto Germogli)

Castelfranco, 27 novembre 2020 - Nessun comportamento anomalo. Una vita irreprensibile, abitudinaria. Tutta casa e lavoro. Luigi Cascino, 53 anni, originario di Canicattì, residente a Fucecchio, era continuamente "monitorato" dai carabinieri da quando il suo profilo di dna – due settimane fa – fece matching con quello isolato da materiale organico rilevato sotto le unghie di Roberto Checcucci, e non appartenente alla vittima.

"Osservato" per vedere se nella quotidianità Cascino – finito in carcere come il presunto killer dell’argine dell’Arno – commetteva altri passi "falsi" che sarebbero andati ad integrare ulteriormente un quadro di indizi di colpevolezza che il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pisa, Donato D’Auria, ha ritenuto pienamente congrui per disporre la misura cautelare. L’indagine, sul delitto di Checcucci – ucciso a coltellate e colpi di calcio di mazzuolo domenica 27 settembre – sono ancora in svolgimento.

Coltello e mazzuolo, sequestrate nell’armadietto del lavoro di Cascino e gli indumenti che indossava il giorno dell’omicidio, jeans e giubbotto smanicato, saranno ora oggetto di altri approfondimenti di laboratorio. Si farà anche una comparazione per verificare la rispondenza delle lesioni con le armi sequestrate. Ulteriori approfondimenti sono riservati al movente.

Il contesto nel quale gli inquirenti hanno collocato il movente dell’omicidio – il clima di tensioni covate negli anni per le continue liti di vicinato – deve ancora delinearsi più nitidamente se, com’è ritenuto, Luigi Cascino è il killer di Checcucci, e se la ragione che avrebbe scatenato la sua furia, sarebbe stata davvero quella di vendicarsi sul fratello della vittima.

Le liti, in piedi da anni, infatti erano con Gilberto Checcucci; ed erano iniziate poco dopo che i Checcucci si erano trasferiti da Firenze a Fucecchio. Un contesto sul quale gli inquirenti – aspetto sottolineato anche dal Procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, illustrando i dettagli delle indagini che hanno portato all’arresto – attendono proprio il contributo dell’indiziato di delitto al quale contestano la premeditazione. Oggi Cascino – assistito dal penalista pisano Antonio Cariello – potrebbe chiarire, se deciderà di confessare l’omicidio e di rispondere alle domande durante interrogatorio di garanzia in carcere, molti punti interrogativi di questa vicenda.

E’ stata davvero la tensione, la frustrazione e la rabbia accumulata negli anni contro quel vicino, a portarlo a decidere che l’unica soluzione era infliggerli la più dolorosa delle punizioni, quella di uccidergli un familiare? Il filo rosso che unisce movente e delitto è davvero da ricercarsi in quelle liti di vicinato dai toni forti, o c’è dell’altro? Quel giorno, sull’argine, il presunto killer, una volta raggiunto Checcucci, si è avventato su di lui o prima c’è stata una discussione? Le immagini delle telecamere inquadrano un uomo – che si rivelerà, per gli inquirenti, essere Cascino dopo la comparazione del dna e la visione di ore er ore di frame – che tiene nella tasca qualcosa di pesante, perché lo si vede reggerlo con la mano.

Poi lo si vede tornare indietro, e ricompare nel filmato claudicante e sporco. Alle 9,55 è iniziata, secondo la ricostruzione dei militari – nell’indagine coordinata dal pm Fabio Pelosi – la prima aggressione, in prossimità del canneto. Checcucci si sarebbe difeso e, ferito, sarebbe riuscito a fuggire. Ma 190 metri più avanti il killer è di nuovo su di lui e lo finisce con gli ultimi fendenti lasciando per terra un cadavere martoriato da inaudita brutalità.