Lorenzo Ancillotti
Lorenzo Ancillotti

Empoli, 17 aprile 2019 - «Ci sono passaggi nei luoghi della storia differenti da altri, ti lasciano addosso uno spirito unico. Suonare a Notre Dame, per me, ha significato questo». Mentre Parigi s’interroga, sconvolta, sul perché la cattedrale sia andata a fuoco, Lorenzo Ancillotti, organista titolare della Collegiata, torna a quando, intorno al 2013, sedeva all’organo di «quella chiesa simbolo di accoglienza, civiltà, bellezza. Un simbolo per tutti. Ieri sera (lunedì, ndr), a piangere alla fontanella di Saint Michel, con gli occhi fissi sulle fiamme, c’era gente di ogni razza».

Empolese, Ancillotti è parigino di adozione da quando ha detto sì al dottorato di ricerca in storia della musica alla Sorbona. «Ho saputo del rogo da un post Facebook di un collega – racconta –. ‘Esce del fumo bianco da Notre Dame’ ha scritto. Cinque minuti dopo, l’incendio era già ben visibile».

Incredulità, ma anche amarezza. «Nel 2019 una cosa del genere non deve accadere – commenta – E mi viene da riflettere sulle nostre Soprintendenze, spesso vituperate, a causa dei requisiti richiesti perché un cantiere possa prendere il via: credo che lo scrupolo sia tutela effettiva del bene». Un patrimonio storico oltre che religioso, la cattedrale di Parigi. «Qualunque sia la causa, ciò che è accaduto è un dramma», continua Ancillotti, spesso a Notre Dame, «la chiesa più vicina a place de la Sorbonne, dove si trova la sede dell’università. Ho suonato l’organo del coro per la messa feriale e ho avuto la fortuna di provare anche il grande organo, dalla voce particolarissima. Una timbrica decisa, solenne. Indimenticabile il concerto inaugurale dopo il suo restauro: c’era una fila immensa, migliaia di persone in attesa di entrare. Sembrava di andare a un concerto rock. E come dimenticare i giochi di luce dei rosoni, al tramonto». Emozione pura, la stessa che accompagna l’auspicio di «una rinascita a breve, magari recuperando ciò che si è salvato».