L’appello alla Notte delle edicole: "Non lasciate che la luce si spenga". Sos dai gestori dei chioschi

La manifestazione voluta per accendere l’attenzione sul rischio di scomparsa delle rivendite di giornali "Ci sono troppi problemi e troppe difficoltà per continuare a stare aperti di questi tempi".

L’appello alla Notte delle edicole: "Non lasciate che la luce si spenga". Sos dai gestori  dei chioschi

L’appello alla Notte delle edicole: "Non lasciate che la luce si spenga". Sos dai gestori dei chioschi

Qualcuno ha tenuto la luce accesa dopo l’orario di chiusura. Altri hanno appeso la locandina dell’iniziativa per dare un segnale. Una piccola parte ha tenuto su il bandone fino alle 22, per offrire un servizio serale straordinario. Ma tutti, su una cosa, sono d’accordo: la necessità di chiedere misure di sostegno per il settore. "La notte delle edicole" ha acceso, simbolicamente, la luce sul buio che stanno vivendo gli addetti ai lavori. I chioschi e le edicole che resistono alle difficoltà sono mosche bianche; troppe le attività cedute o cessate. L’invito ad aderire ad una notte bianca rivolta agli edicolanti è partito dal sindacato di categoria, il Sinagi (Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia), con il sostegno della Slc-Cgil. I manifesti apposti in alcune edicole dell’Empolese Valdelsa sono eloquenti: "Lanterne accese sulla città. Perché l’edicola è luogo di incontro sociale e presidio territoriale". Anche il nostro territorio ha fatto la sua parte. Il poster è apparso nell’edicola di Gabri Malvolti a Empoli, in viale delle Olimpiadi. "Gli abbonamenti online ci tagliano le gambe, non vendiamo più", riferisce la titolare del negozio in zona stadio. I colleghi dell’edicola di piazza della Vittoria confermano le criticità nella gestione dell’attività. "Non siamo rimasti aperti, siamo stanchi: lavoriamo 7 giorni su 7, i sacrifici sono troppi per restare aperti anche fuori orario. Ma è giusto mobilitarsi. Non sono anni facili per il settore". Solidarietà ha espresso l’assessore alla cultura di Montelupo, Aglaia Viviani, che in un post sui social ha definito gli edicolanti “eroi misconosciuti dell’imprenditoria culturale“. Le edicole c’erano anche durante il lockdown, a fornire un servizio alla comunità. "Abbiamo distribuito le mascherine, lavorando con il cuore. Siamo un presidio importante. Non forniamo solo giornali, siamo punti di riferimento per il quartiere. C’è chi entra anche solo per scambiare due parole. Tutto questo però non ci viene riconosciuto. Siamo vivi e amiamo questo lavoro". Lo dice Beatrice Collini: dalla sua edicola di Certaldo è rimasta aperta fino alle 22. "Sono qui da 25 anni. Senza sovvenzioni, come possono i giovani avvicinarsi al mestiere?". "Non si vive più di questo lavoro - dice Pietro Giolli dall’edicola Antonella Caldini, sempre a Certaldo - Sono troppi i problemi. Con l’arrivo dei quotidiani e dei periodici alla Coop la situazione è precipitata". Accendere le luci significa lanciare l’sos e chiedere aiuto.

Ylenia Cecchetti