La scena dell'incidente
La scena dell'incidente

Empoli, 5 ottobre 2019 - Otto ore filate di deposizione davanti alla polizia giudiziaria non hanno scalfito le solide certezze del ristoratore empolese che, secondo la procura che lo ha iscritto nel registro degli indagati, avrebbe travolto e ucciso, nella notte fra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, il 23enne senegalese Muhammad Dramè sulla variante della 429 a Molin Nuovo. All’uomo, difeso dagli avvocati Francesco Tesi e Paolo Papini, il pm Sandro Cutrignelli contesta di essere stato alla guida del furgone che avrebbe impattato lateralmente con il giovane in bici nel buio e di essere fuggito senza prestargli soccorso.

«Non sono stato io», continua a ripetere. E l’assenza di un provvedimento cautelare nei suoi confronti fa pensare che il quadro indiziario a suo carico non sia così solido come si pensava in un primo momento. Lunedì, intanto, si svolgeranno gli accertamenti tecnici irripetibili sulla ‘riga’ di vernice trovata sulla fiancata destra del furgne bianco del ristoratore: c’è infatti da valutare la compatibilità con quella della bici del giovane investito.

Tuttavia, sulla dinamica stessa, ci sarebbero ancora dei dubbi. Sembra infatti plausibile che il giovane sia stato tamponato violentemente, e non colpito di lato: a sostegno di questa teoria c’è il ritrovamento lontano del corpo con un piede nudo, senza addirittura scarpa e calzino volati via. Così come quello della bicicletta stessa, lontana una quindicina di metri dal punto presunto d’impatto. Anche l’accartocciamento del cerchione posteriore della bici farebbe propendere più verso questa ipotesi. E non solo: durante l’autopsia, sul corpo del giovane si sarebbe trovate delle impronte che potrebbero essere compatibili con pneumatici di un mezzo molto diverso da un semplice furgone.

Infine l’orario presunto dell’incidente, che è decisivo perché dalle 1.22 di quella notte il furgone bianco del ristoratore è già in mano ai carabinieri, che lo hanno ritrovato fermo e vuoto ai margini della carreggiata. Ergo, collocare la morte fra le 1 e le 3, come propenderebbe la procura, potrebbe collocare il ristoratore sul luogo dell’incidente; posticiparla significherebbe scagionarlo. La battaglia è appena all’inizio.

r. e.