Daria Guidetti (Foto Germogli)

Montelupo Fiorentino, 11 settembre 2016 - Stasera alle 21.30 l’osservatorio Beppe Forti di San Vito, Montelupo, ospiterà la prima conferenza a carattere astronomico della sua storia. Ospite speciale Daria Guidetti: astrofisica e divulgatrice, astrofila da una vita, empolese di nascita ma bolognese di adozione, l’esperta di cielo e stelle affronterà il tema «Radioastronomia: non si vede, ma c’è».

Daria, quando ha deciso di fare l’astronoma?

«Avevo 5 anni ed ero una bambina molto curiosa. Una notte sognai di viaggiare tra i pianeti nel sistema solare: “voglio sapere cosa ho visto”. Così è nata e cresciuta la passione negli anni. Decisi che avrei fatto l’astronoma anche se in realtà non sapevo bene cosa significasse».

Da Empoli come è approdata a Bologna?

«Sono entrata nel Gram diMontelupo a soli 17 anni: mamma mi aveva comprato un piccolo telescopio con il quale osservavo il cielo sopra i giardini di piazza Matteotti. Ho frequentato il liceo Pontormo, poi mi sono iscritta alla facoltà di fisica a Firenze, dove mi sono innamorata della branca della radioastronomia. Ho conseguito laurea e dottorato di ricerca in astronomia, ho vissuto due anni in Germania e nel 2012 ho vinto il premio nazionale V. Ferraro per la migliore tesi di dottorato italiana sui campi magnetici. Dal 2006 vivo a Bologna dove lavoro, all’Istituto di Radioastronomia».

Che cos’è la radioastronomia?

«Una parolona che fa impressione, ma che cercherò di spiegare con semplicità e chiarezza anche ai più piccoli. Nata meno di un secolo fa, questa materia ci ha permesso di aprire una nuova finestra sull’universo, vicino e lontano. E pensare che io avrei voluto fare tutto nel campo dell’astronomia, ma non la radioastronoma!».

Come si svolge la giornata di lavoro di un’astrofisica?

«Studio principalmente la formazione e l’evoluzione delle galassie, connessa all’attività radio di buchi neri e i campi magnetici. E’ un lavoro d’ufficio. Osservo e analizzo i dati al pc combinandoli con quelli che mi arrivano dai radiotelescopi che si trovano in America e in Inghilterra. Studio l’origine dell’emissione radio che si osserva in oggetti tanto lontani».

Si definisce un’astronoma romantica. Perché?

«Molti astrofisici hanno questa grande passione per il cielo, ma non si stupiscono più. Vivono di calcoli e matematica. Io, a 38 anni, mi incanto ancora».

Cosa la stupisce ancora?

«La luna. Qualche giorno fa la osservavo vicino al mare dal telescopio, e non riuscivo a staccarmene. Non ti stanca mai, come dire a tuo figlio ‘ti voglio bene’. Ogni volta è come la prima volta».

E nel tempo libero?

«Mi occupo di divulgazione. Tengo conferenze e lezioni pubbliche nelle scuole di ogni grado. C’è bisogno di comunicarle certe emozioni, è come dare un pezzettino di cielo a tutti. La mia non è una materia riservata a specialisti di nicchia».

Daria è un esempio per tutti quei ragazzi che vogliono intraprendere la strada dell’astronomia come professione. Una che può dire “io ce l’ho fatta“. Un orgoglio per tutto il nostro territorio.