Il centro di Empoli allagato (Foto Tommaso Gasperini/Germogli)
Il centro di Empoli allagato (Foto Tommaso Gasperini/Germogli)

Empoli, 20 novembre 2019 - Finanziate dal 2003 con circa 10 milioni di euro grazie a un accordo Stato-Regione Toscana, ma ancora irrealizzate. Le due casse di espansione Fibbiana 1 e Fibbiana 2, tra i comuni di Montelupo e Capraia e Limite, rappresentano «il più grosso rammarico del territorio», parole del sindaco di Montelupo, Paolo Masetti. E così, dopo i danni, tornano ad accendersi i riflettori sulle due incompiute. Opere idrauliche che, tra sprechi di tempo, lungaggini burocratiche e rimpallo di competenze, non hanno ancora visto la luce dopo oltre 15 anni di ‘stop and go’. I lavori hanno ripreso il via con decisione soltanto nell’aprile 2015. In base al nuovo cronoprogramma la consegna degli invasi era prevista entro dicembre 2017, ma prima della fine dell’anno la giunta regionale ha nominato un commissario straordinario, l’ingegner Antonio Cinelli. Lo scorso febbraio c’è stato poi il passaggio di consegne all’architetto Cesare Calocchi, cui è stato affidato l’incarico di completamento e collaudo. Nel 2020, salvo imprevisti, le casse di Fibbiana potranno essere, in caso di necessità, utilizzate per depotenziare l’Arno in piena.
«L’opera è rimasta ferma per troppo tempo con i soldi già stanziati». A parlare è Nicola Nascosti, tra i primi a chiedere l’azione che poi la giunta toscana ha di fatto messo in atto. «Era il 2013 – ricorda – quando, in qualità di consigliere regionale del PdL, chiesi l’intervento di un commissario per sbloccare la realizzazione delle due casse di espansione. Nel frattempo sono state fatte quelle di Roffia e della Madonna della Tosse, ma le opere fondamentali per mitigare i danni sull’Empolese restano le casse di Fibbiana». Per capire l’importanza che i due bacini rivestono nella prevenzione del rischio alluvione nell’Empolese basta un dato tecnico. Complessivamente, la capacità di invaso delle casse Fibbiana 1 e 2 ammonta a ben 3,55 milioni di metri cubi di acqua, che corrisponde a quanto fissato a suo tempo dal Piano di bacino dell’Arno per la riduzione del rischio idraulico. Nei casi in cui il fiume dovesse superare il livello della soglia di sfioro, il deflusso dell’acqua nelle casse di espansione avverrà attraverso 3 moduli separati, che entreranno in funzione in base alle necessità.
Ma perché ci sono voluti oltre 15 anni per arrivare al completamento dei questi due invasi che rappresentano il più grosso intervento realizzato sul bacino empolese del fiume Arno dal dopoguerra a oggi? L’elenco degli ‘imprevisti’ è lungo. L’intervento di Fibbiana 2 ha subìto grossi rallentamenti anche a causa della scoperta due tubature durante i lavori nella zona dello scavo. C’era poi il sospetto, poi infondato, che potessero essere ritrovati dei reperti archeologici. Ulteriori rallentamenti sono stati dovuti al ritrovamento di alcuni bidoni di idrocarburi, allo spostamento di tralicci dell’Enel e alle procedure di esproprio di terreni privati. Mentre i lavori su Fibbiana 1 sono partiti soltanto nel marzo 2015. In tutto questo ci sono stati i vari passaggi di competenza: la Regione all’epoca incaricò l’allora Circondario Empolese Valdelsa per la progettazione e l’appalto. Dopo la sua soppressione, nel 2013, venne stipulata una convenzione tra la Provincia e il nuovo ente, l’Unione dei Comuni. Ma nel 2015, soppresse anche le Province, competenze e funzioni passarono alla Città Metropolitana, che non avendo però tecnici a disposizione (perché trasferiti in Regione) chiese di avvalersi del personale regionale. Poi il doppio commissariamento.
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