Giuliano Scabia sarà al Nuovo Teatro Pacini
Giuliano Scabia sarà al Nuovo Teatro Pacini

Fucecchio, 7 giugno 2019 - Una penna originale, come il suo Nane oca, molto più di un personaggio. Filosofo, ma anche poeta, drammaturgo, docente. Un curriculum fatto di titoli e premi quello di Giuliano Scabia, padovano classe 1935. Da scrittore, martedì alle 21 inaugurerà i Caffè letterari al Nuovo Teatro Pacini di Fucecchio, con il quarto capitolo - forse il finale? - del suo quartetto di Nane Oca. Presenterà il suo ultimo libro, ‘Il lato oscuro di Nane Oca’.

E’ una riflessione sul male?

«E’ un romanzo, quarto tempo di una saga alla quale ho lavorato per quarant’anni. Una saga da 1.400 personaggi in tutto e una serie di avventure. Nel primo, il protagonista va alla ricerca dell’immortalità. Nel secondo, va nelle Foreste sorelle, infinite. Nel terzo, viene rivelato il segreto delle Foreste».

E nel quarto?

«Il protagonista si accorge che fuori dal Pavano antico, il suo mondo, c’è il mondo della cronaca. Il nostro».

Com’è il nostro mondo?

«Pieno di cose buie, pericolose. Il protagonista viene sfidato a visitare il lato oscuro del mondo e fa una serie di incontri spostandosi dall’Amazzonia alla Russia, poi in India e in America e ancora oltre. E diventa sempre più scuro, contaminato, spingendosi alla ricerca del Re del mondo e del Leviatano. Questa è la sua salvezza».

Da dove nasce Nane Oca definito dall’italianista Angela Borghesi ‘Il Pinocchio del tempo nostro’?


«Dal divertimento di scrivere, di far felice chi legge. E ci metto molto a scrivere: le parole devono essere preziose come perle. Questi personaggi è come se li avessi sempre intorno. Specialmente uno, il più simpatico, la Vacca mora: è una mucca alfabetizzata e si è messa in testa di farela scrittrice. Devo tenerla a bada». (Sorride ndr)

Sfogliando il libro, il tema della tutela dell’ambiente appare forte. E’ così?

«Nel volume ci sono due intermezzi. Uno il Canzoniere ricamato da Rosalinda: conta quartine quanti sono i fiori coltivati dal suo amore, lo scrittore Guido il Puliero. Subito dopo c’è La Commedia della fine del mondo: otto atti fulminei con cui aprirò il Festival di Armunia. I dinosauri in attesa dell’estinzione siamo noi. Noi che se continuiamo così finiamo spiaccicati».

Vuole essere un monito?

«Il monito c’è. Pesante e terribile. Io sono con Greta (Thunberg, promotrice di Friday for the future ndr)».

A chi vorrebbe arrivasse questo messaggio?

«Quando scrivo mi rivolgo ai personaggi. E con i racconti e le poesie, cerco di arrivare a tutti. Non so chi sederà in platea martedì all’incontro, una sorpresa per me. Quello che so è che dopo qualche anno rivedrò Pilade Cantini: abbiamo già lavorato insieme sull’ex opg di Montelupo Fiorentino. Non potevo dire di no».

Per trent’anni ha insegnato al Dams di Bologna. L’arte è una strada da consigliare ai giovani?


«Quello che dico io è giochiamo come i bambini. Diletto e amore per me sono la chiave. Della poesia e anche del vivere».

Samanta Panelli