Gene Gnocchi protagonista al Parco dei Mille di Spicchio
Gene Gnocchi protagonista al Parco dei Mille di Spicchio

Vinci (Firenze), 3 agosto 2018 - «E' la mia prima volta a Vinci, sono molto curioso. Anche perché mi hanno detto che ci sono delle ottime cantine di Chianti: se qualcuno volesse presentarsi con qualche bottiglia, prima fila garantita». E si comincia subito dalla risata, da sempre miglior alleata, insieme a un’ironia pungente, di Gene Gnocchi, classe 1955, una laurea in legge e il pallino per teatro e Tv dei quali è volto noto e assai apprezzato. Sarà a Vinci, domani sera. A lui è affidato il sabato di Multiscena, mini-rassegna che si fregia di artisti e spettacoli di pregio.

Proporrà ‘Sconcerto Rock’. E’ più teatro o più musica?

«Lo spettacolo si basa sul fatto che a me piace prendere in giro i luoghi comuni del rock. E, dunque, presento un cantante improbabile e la sua band ‘I figli di Renzi’. Ridiamo dei ‘luoghi comuni’ da concerto rock. E’ soprattutto questo. Poi, certo, c’è l’attualità».

Cosa ‘pesca’ dal giorno d’oggi?

«Indubbiamente, il cambiamento avvenuto a livello politico. Il governo 5 Stelle-Lega che dà un po’ adito a ironie legate a programmi che non sempre collimano. E’ tutto un guardarsi attorno per vedere se sta procedendo secondo i canoni del contratto fatto per vincere le elezioni, se le dichiarazioni funzionano».

Ironia protagonista...

«Assolutamente, insieme a gag e a un rapporto stretto con il pubblico. Non ci si annoia, su questo sto tranquillo. C’è un continuo cambio di situazioni».

Un lavoro importante, il suo, al centro di una rassegna dove l’ingresso libero è un must. Quanto vale fare cultura per tutti?

«E’ fondamentale, come è importante tornare al lavoro fatto bene, vero. Tutto ormai, si vede anche in politica, è roba di tweet e social. Così non va: bisogna cominciare a dire e a far vedere che c’è gente che lavora, che si impegna, che fatica. Altrimenti passa il messaggio che si può fare tutto senza competenze, preparazione, passione».

Ma basta l’ingresso libero a portare gente a teatro?

«Non lo so. Ma almeno quella offerta da Multiscena è un’opportunità per vedere cosa sta dietro un’opera. Altro, rispetto ai reality tanto in voga. Altro, rispetto al fare fortuna con una semplice apparizione».

Quanto è cambiato il fare spettacolo dai suoi inizi a oggi?

«E’ un’altra cosa. Ho iniziato più di trent’anni fa. Facevo il programma ‘Emilio’ con Faletti, Teocoli, Cenci, Orlando. Oggi è impensabile. Era un’altra Tv. C’era disponibilità economica, c’era un lavoro enorme. La Tv era scritta: in settimana si pensava, si studiavano personaggi e sfumature».

Adesso si improvvisa?

«Magari si improvvisasse, ora è tutto un format da adattare. Ciò che conta è apparire».

Il teatro è, dunque, la sua giusta dimensione?

«Fare teatro, il rapporto con il pubblico è per me la chiave. Vengo a Vinci salgo sul palco e parlo con gente che viene a vedere e sentire ciò che uno sa fare. Capisci ciò che piace e non piace di te, cosa funziona. Tutto questo è irrinunciabile».