I Modena City Ramblers, band storica del panorama musicale italiano
I Modena City Ramblers, band storica del panorama musicale italiano

Vinci, 29 luglio 2018 - "Curiosi e felici". Molto più di due aggettivi. Sono l’essenza dello stato d’animo con il quale i Modena City Ramblers si apprestano, questa sera (29 luglio), a esordire alla Festa dell’Unicorno. Un esordio assoluto a Vinci per la band emiliana doc. Classe 1991, origini modenesi, da sempre porta in giro un repertorio dall’animo irlandese e dal messaggio sociale ben in vista. Musica di denuncia, ‘rebel’. Lo racconta in una pausa, tra le scalette di un aereo e i sedili di un pullmino, Massimo ‘Ice’ Ghiacci, professione bassista, dal 1992 nei MCR.

Due mondi apparentemente lontani, l’Unicorno e la vostra band. Come è scattata la scintilla?

«Questa festa è un contesto nuovo per noi. Non abbiamo mai suonato in una ‘dimensione’ così particolare. Ci piace l’idea. E ci piace che ci siano organizzatori che scommettono sulla musica».

Non è banale, vero?

«Non lo è. Come non è per la musica un periodo dei più floridi. Ci sono meno spazi, complice anche il fatto che molti club chiudono. E la formula più comune diventa quella del mega-evento».

Ben altro rispetto a un palco a portata di pubblico...

«Esatto. Il rischio, per quanto un concerto da stadio sia prestigioso e spettacolare, è che si perda il contatto band-platea. Per noi è vitale».

Ma c’è voglia di live anche tra le nuove generazioni?

«Bella domanda. Per fortuna, secondo me, la risposta è sì. Ogni data, incontriamo ‘vecchi’ e nuovi fan. Il live è un modo tra i più belli di fare musica».

Perché?

«Perché ci sono cuore, cervello e perché lasci andare vibrazioni e sentimenti. Al di là della tecnologia, spero che ogni ragazzo abbia la possibilità di vivere un incontro nel segno della musica».

A proposito di incontri, a Vinci troverete fate, folletti, orchi. Voi come vi presenterete?

«Non ci abbiamo pensato. (scatta la risata...). Di sicuro, un pizzico di follia alberga in noi. Forse ci inventiamo qualcosa, vediamo...».

Passando alla musica, vostro pane quotidiano, che avete in serbo per il popolo dell’Unicorno?

«Il concerto che stiamo portando in giro con le canzoni dell’ultimo lavoro, ‘Mani come rami, ai piedi radici’, e di un repertorio lungo oltre vent’anni».

‘Sulla strada controvento tour’, questo il nome del progetto. Un’immagine che parla...

«E’ il nostro modo di essere, di andare in direzione contraria a ciò che sembra pioverci addosso. Anche in relazione alle tensioni sociali di oggi».

Un titolo che racconta la vostra identità?

«Beh, sì. Come quello del nostro ultimo lavoro dove rami e radici testimoniano il legame con le proprie origini e la tensione verso il nuovo. E’ metafora del nostro approccio alla musica e alla vita».

Un’ultima domanda: scendendo dal palco nell’Anfiteatro del Bardo, che cosa vorreste portare via con voi?

«La consapevolezza che chi ci ha ascoltati si senta meno solo rispetto all’inizio del concerto. E’ gioia pura».