Agnese Pini
Agnese Pini

Firenze, 17 novembre 2019 - Giorni fa a una cena fra amici abbiamo fatto il classico sondaggio su chi vincerà le elezioni, nella fattispecie le regionali in Toscana della primavera prossima. Si parlava dei venti salviniani che hanno travolto l’Umbria e che scuotono l’Emilia, delle roccaforti rosse crollate e di quelle a rischio crollo. Vi risparmio i vaticini conviviali, resto sull’unico dato di fatto: queste elezioni saranno le prime davvero combattute. Le prime in cui la vittoria del centrosinistra non sarà più né semplice né scontata. Come siamo arrivati a questo punto? Come è stato possibile che la sinistra si trovi anche qui – con una classe dirigente di ferro, un know how politico solidissimo, una rete istituzionale strategica – in un tale spaesamento di uomini, donne e valori?

Partirei da un dato economico, ovvero il report sulla crescita della Toscana nel 2019: segna zero. Il bilancio non era mai stato così drammatico dagli anni della grande crisi del 2008, con un’aggravante: oggi siamo già spompati dalla precedente depressione, e quella attuale rischia di mandarci ko. Cosa c’entra la sinistra con tutto questo? C’entra, perché noi toscani eravamo abituati a vivere in una terra in cui si stava bene tutto sommato con poco. E se gli indici economici non bastassero a fotografarci quanto le cose siano cambiate, ebbene: basta fare un giro nei centri storici delle nostre province. Su questo giornale l’abbiamo raccontato tantissime volte: negozi chiusi, fondi sfitti, infrastrutture invecchiate anzitempo e male. Così, a un certo punto, le differenze di classe hanno iniziato a vedersi anche da noi.

A un certo punto i bei negozi sulla strada principale del paese hanno iniziato a chiudere, e con loro le pasticcerie migliori, e poi i cinema, e poi tutti quei punti di riferimento essenziali per godere dell’illusione di possedere tutto, e di possederlo sotto casa: la grande illusione che ha nutrito e cullato la provincia toscana per decenni. Quel mondo non esiste più. E la colpa della sinistra non sta nel fatto che non esista più: la grande crisi è stata figlia di forze politiche ed economiche del tutto indipendenti dalla buona volontà dei nostri amministratori.

La colpa della sinistra anche regionale, abituata a ragionare in termini sempre un po’ firenzecentrici, è stata quella di ignorare troppo a lungo gli effetti di quella crisi, sperando forse che potessero passare da soli, con la stessa inusitata rapidità con cui ce li siamo visti piombare addosso. Da qui la disaffezione degli elettori (e gli effetti si sono visti a Carrara, Massa, Pisa, Siena, Grosseto, Arezzo): si sono sentiti soli, o forse non capiti. Il 30 novembre Salvini presenterà la squadra con cui intende espugnare la Toscana. Il centrosinistra, se vuole una campagna elettorale forte, deve ripartire da questa presa di coscienza amara: siamo in crisi, diciamocelo forte e chiaro che oggi si vive un po’ peggio di ieri, che il il grande sogno è finito. Finché non ne prendiamo atto, non avremo neppure la forza per provare a ricostruirlo.