La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 23 febbraio  2020 - C'è una domanda che diventa in queste ore infettate dalla paura del coronavirus la domanda, e costa moltissimo pronunciarla ad alta voce, costa moltissimo immaginare una risposta che potrebbe farci troppo male, potrebbe risultare imperdonabile. Eccola, la domanda: abbiamo sbagliato qualcosa? E poi il cumulo insostenibile di incertezze che la domanda si porta dietro: davvero finora è stato fatto il possibile? E perché l’Italia è il Paese più colpito in Europa, e perché questa esplosione improvvisa di casi? La sensazione, terribile e fastidiosa, è che il piano d’emergenza nelle ultime settimane sia stato gestito molto con la casacca dell’ideologia e poco con la freddezza della scienza. E gli insulti che i partiti si riservano in queste ore, insieme al consiglio dei ministri straordinario convocato alla fine di un sabato tragico, confermano il senso di spaesamento che annichilisce più del virus stesso.

Più dei contagi che si moltiplicano, più dei morti che sono già due, delle città in quarantena, delle partite di calcio cancellate, dei treni bloccati, delle scuole chiuse, dei medici e degli infermieri nella trincea dell’infezione, delle chiese che aboliscono il segno di pace, e infine della paura. Ecco: la paura. In questa sola parola si concentra tutto quanto ho elencato prima: il colore vivido della paura che di fronte al virus ci rende minuscoli e primordiali. La paura che cancella il nostro sentirci parte di una civiltà 4.0, igienizzata e iperconnessa, efficiente e protetta. Che cosa sappiamo e che cosa non sappiamo del coronavirus, è questo il cardine di tutto: si ha paura di ciò che non si conosce. E del Covid-19 conosciamo ancora così poco. Per questo la sensazione è di essere di fronte a un Paese sospeso e travolto, che adesso la politica deve prendere per mano: se la scienza può spiegarci come contenere il contagio, è la politica che deve mettere in campo azioni coraggiose. Una politica che non abbia paura della paura. La paura non è né di destra né di sinistra.

È una questione di rispetto, innanzitutto dei cittadini, e le schermaglie ideologiche di questi giorni sono state un contorno stomachevole. Ad esempio l’incredibile polemica sulla quarantena obbligatoria, infarcita di insulti vecchi 70 anni e più: sei fascista, no, sei fascioleghista, no sei fasciocomunista. Davvero non sappiamo uscire da questa cornice piena di muffa? Scienzati bersagliati dai politici, come Burioni lo è stato dal governatore toscano Rossi, e amministratori locali accusati di fascismo (!) perché chiedevano misure più stringenti nelle scuole e negli ospedali. E ancora: politici nazionali (vedi Salvini) che pensano a fare querele di fronte al montare di un’emergenza nazionale. È così che si alimenta il virus: con le polemiche sciocche e i discorsi vuoti, molto più che con uno starnuto di troppo.