La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 29 marzo 2020 - O si fa l’Europa o si muore. E non c’è nulla di retorico in questa frase: è nuda e cruda cronaca. Ripensate alle parole del premier Conte, ieri sera, mentre annunciava un piano da 4,3 miliardi di aiuti ai Comuni e da 400 milioni per le fasce deboli: «Tanti soffrono, c’è chi ha difficoltà a comprare generi alimentari». Mai, prima del coronavirus, avremmo potuto immaginare un presidente del consiglio italiano dire una cosa del genere: c’è chi fatica a mangiare. Ma il Paese è questo, è questa la terra che avremo in eredità quando la pestilenza sarà finita, quando la quarantena potrà essere lentamente e prudentemente archiviata.

Le fabbriche semichiuse, i negozi sprangati, i cantieri a singhiozzo, la vita immobile delle ultime settimane ci lasceranno macerie pesantissime in un’economia globale già martoriata da anni di crisi. E allora, ecco il punto: o si fa l’Europa o si muore. I singoli Paesi - tutti, non solo l’Italia sempre accusata di essere all’ultimo banco - non riusciranno a reggere l’urto dello tsunami sanitario e delle sue conseguenze economiche. È stato chiaro Mario Draghi il 26 marzo: il passo dalla recessione a una depressione sistemica è fin troppo breve. Eppure qualcosa nella vecchia Ue si muove. C’è un vento nuovo che delinea letture degne di un cambio di passo storico, dopo l’immobilismo che negli ultimi 20 anni è stato la cifra di una Unione debole, il suo minimo comune denominatore. Un’Unione incapace di scelte coraggiose: con la questione economica, con la questione migranti, con l’emergenza terrorismo.

Ci voleva il de profundis del Covid-19 per ritirare fuori un po’ di idee e di orgoglio: l’abbiamo visto appunto nell’appello di Draghi, ma anche nelle accorate parole di Sergio Mattarella, venerdì sera, e nell’affondo di un Conte che non era mai stato così netto e duro con la Merkel. Ha detto: «Lei guarda il mondo di oggi con gli occhiali di ieri». E poi, oltre confini, l’appoggio dello spagnolo Sanchez, e il presidente francese Macron che per una volta si fa alleato di sostanza e dice all’Italia: «Siamo con voi».

Uniti per un’Europa che si accolli i debiti delle nazioni, che sappia essere solidale non solo a parole nella gestione del dramma post epidemia. In questa ritrovata spinta, suonano patetici i soliti «no» dei rigoristi olandesi e tedeschi: «Sempre lo stesso schema: l’Olanda attacca e la Germania segue», ha commentato un decennale conoscitore di certe dinamiche come Romano Prodi. Non c’è più spazio per vecchi giochi di potere: o si fa l’Europa, o l’idea d’Europa muore.