La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 5 dicembre 2021 - Tra venti giorni è Natale, ci scommetto che nevica, come cantava De Gregori, e a quelli che si chiedono che Natale sarà voglio rispondere con un sorriso, particolarmente lieto se penso a chi perfino in queste ore, tra le luminarie e i negozi pieni, mugugna del green pass e poi del super green pass, che per fortuna arriva domani. Cari no vax e no green pass, ecco che Natale sarà. Quest’anno, a Natale, potremo stare con i nostri cari, i figli vicini e lontani, e poi nonni e nipoti e fidanzati. Potremo baciarci sotto il vischio, giocare a tombola in quindici persone e fare cin cin coi bicchieri pieni di spumante.

Non dovremo contarci a tavola, con triste circospezione, né distanziare i piatti, e no: non avremo scuse per non vedere tutti ma proprio tutti i parenti, perfino i cugini di ottavo grado, perfino quelli che non abbiamo mai sofferto in vita nostra e che un anno fa ci eravamo risparmiati per decreto, ché in fondo il lockdown non aveva solo lati negativi. Potremo invitare gli amici, senza chiedere loro di andare via prima delle 22. Se non ci andrà di cucinare, potremo prenotare nel ristorante delle grandi occasioni, oppure andare a bere nel vecchio bar di sempre, perché Natale va festeggiato stando vicini, insieme a quelli a cui vogliamo bene.

Se siamo credenti potremo andare a messa anche a mezzanotte, passeggiare in centro sotto le luci arabescate delle strade più belle, tenerci per mano e, dimenticavo: starnutire senza vergognarci, finalmente, temendo di essere presi per untori. Se ne avremo voglia (o se avremo i soldi, soprattutto) potremo perfino andare in vacanza, quasi ovunque vogliamo. Chiaro: dovremo lavarci le mani, ma questo avremmo dovuto farlo anche prima del Covid. E poi dovremo usare la mascherina, nei luoghi affollati e al chiuso.

Sarà il Natale che l’anno scorso abbiamo solo sognato, con la nostalgia amara dei reclusi, mentre la zona rossa ci impediva di fare praticamente tutto, e i morti ogni giorno sfioravano il migliaio. Sarà un Natale solo appena diverso da quelli dei nostri tempi passati, ma con una consapevolezza in più. Perché nel 2020, per la prima volta, abbiamo capito cosa significa rinunciare: al cenone, agli affetti, agli abbracci. Alla festa.

Giovedì Angela Merkel, nel suo discorso di commiato dopo sedici anni da cancelliera, ha detto: “Vorrei essere in Italia”. Per una volta non siamo noi a desiderare di stare altrove, non abbiamo un’erba del vicino più verde da invidiare, o da ammirare. Tra venti giorni è Natale, e sarà un Natale tanto simile a un Natale normale, e lo sarà solo grazie ai vaccinati e al vaccino che un anno fa, semplicemente, non c’era. Tra venti giorni è Natale, ci scommetto perfino che nevica.