Firenze, 26 maggio 2019 - Non è un abuso definire ogni elezione un evento, un momento, non solo importante e straordinario, ma anche storico. Sì, penso che qualsiasi elezione sia un momento storico perché con questo appuntamento si rinnova il nostro diritto primario di cittadini, l’essenza stessa dell’essere cittadini consapevoli, che vogliono e che sanno scegliere, che orientano la vita, dalle comunità locali alle istituzioni più alte, dai Comuni all’ Unione Europea. Le elezioni sono la santa messa laica, essenza della democrazia. La celebrazione suprema della partecipazione alla massima espressione della sovranità popolare come sancito solennemente dalla nostra Costituzione. Attenzione però. Il voto ha un avversario insidioso che ha visto, specie negli ultimi anni di passione politica scemata, tra illusioni e delusioni, disincanto e disagi, aumentare le sue schiere in maniera considerevole e preoccupante. Un avversario e un fenomeno che hanno un nome: astensionismo.

Per questo oggi ogni cittadino ha il compito di ingaggiare una battaglia, direi porta a porta, di parente in parente, di amico in amico, per cercare di limitare al massimo l’astensionismo, convincendo anche uno o quanti più si possono, ad andare in cabina e votare, a non rinunciare alla sovranità che spetta a tutti i cittadini. Assurdo volersi mettersi da parte e delegare ad altri l’espressione di un proprio diritto-potere e a rinunciare a dire: io c’ero. Non contesto che l’astensionismo possa avere le sue ragioni, che addirittura possa essere pensato come un male forse necessario, come comunque l’espressione di un pensiero, di una scelta, ma la partecipazione, in democrazia, deve essere una nostra prerogativa e una nostra conquista, non una graziosa concessione del Principe. Ed è proprio la partecipazione che, con la sua forza, ora, più che mai, è chiamata a tornare preminente e autorevole.

Chi, nonostante questi ragionamenti, ha deciso e decide di non andare a votare, sia almeno coerente, il giorno dopo, da domani, non torni ad alzare muri, non torni, avendo rinunciato a partecipare, a esserci, e come se nulla fosse, a far parte della “protesta a prescindere”, perché in questo momento, delicato e complesso delle nostre città e del nostro Europarlamento – che, teniamolo bene a mente, contrariamente a quello che si può pensare, entra quotidianamente nella nostra vita – c’è assoluto bisogno di cittadini con la testa sulle spalle, cittadini che hanno voglia di conoscere e di informarsi innanzitutto per essere autonomi e indipendenti nelle loro scelte. Non è il momento di burattini e di burattinai. Ognuno di noi si assuma la propria parte di responsabilità per allargare gli orizzonti, per pensare allo sviluppo e al benessere più condiviso possibile. Che la politica divida è un fatto di democrazia, ma il compito di ogni cittadino che va a votare è quello di dare indicazioni ai politici non solo su quello che è il nostro giudizio ma anche sulla visione che abbiamo sul futuro delle nostre città e dell’Europa. Buon voto a tutti.