La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 25 novembre 2020Centosei biografie. Sono tutte di donne: donne famose, per l’esattezza. Non le ha scritte una femminista in prima linea per una casa editrice impegnata, né un circolo sulla parità di genere, né un’associazione di quote rosa. Non sono state scritte in questi ultimi anni in cui il tema è diventato un poco più mainstream di quanto non fosse mai stato. La raccolta di racconti biografici risale a quasi 700 anni fa, e porta la firma di un toscano d’eccezione: Giovanni Boccaccio. Negli stessi anni in cui Petrarca vergava il più noto e blasonato De viris illustribus (Sugli uomini illustri), lui in controdendenza e in controcanto al maestro firmava il De mulieribus claris (Sulle donne famose): qualcosa che per il tempo doveva apparire rivoluzionario. 

Vi sono narrate le avventure di amazzoni, regine, filosofe, da Eva a Costanza D’Altavilla, da Cleopatra alla pittrice ateniese Tamiri. Ho riscoperto l’esistenza di questo libro quasi per caso, qualche mese fa: non ne avevo ricordi scolastici, e tra le altre cose non sono riuscita a trovarne una traduzione dal latino sufficientemente contemporanea. Oggi ne parlo perché è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e mi pare giusto – anche, perdonatemi, un po’ commovente – pensare che già svariati secoli fa c’era chi nutriva una sensibilità tale da non oscurare la memoria letteraria, umana, talvolta eroica delle donne. Oggi ne parlo non tanto perché non sia più urgente ricordare quanto siano aumentati i casi di maltrattamenti e di femminicidi, ma perché togliere la parola e la memoria è a sua volta una forma di violenza, non meno brutale di quella fisica, non meno amara di quella psicologica. La rivoluzione nasce dalle parole: le parole trasformano, plasmano, creano, sacrificano, consacrano. Il loro potere lo abbiamo imparato, perché dare la parola alle donne è stato ed è il primo passo per riconoscerle in un percorso di parità. E così al tempo stesso togliere loro la parola è il primo passo per umiliarle, misconoscerle, cancellarle. La violenza nasce nei silenzi, nelle storie dimenticate, in quelle volutamente ignorate.

Cosa possiamo fare, noi, in tutto questo? Imparare a usare le parole giuste. Per farlo abbiamo dedicato una maratona web (dalle 17 alle 20 di oggi), che potrete seguire sul sito e sulla pagina Facebook de La Nazione (ma anche del Giorno e del Resto del Carlino) dedicata proprio al potere della parola. Si intitola "Tre parole contro i pregiudizi" . Parteciperanno la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ci ha mandato un videomessaggio in cui denuncia la "discriminazione, la solitudine, il dolore" che sempre si accompagnano alla violenza. Ci saranno anche la ministra Elena Bonetti, e poi Cristina Comencini, Paola Turci, Sabina Nuti, Antonia Klugmann, Sofia Viscardi, Beatrice Venezi, Elisabetta Sgarbi, Silvia Avallone, Stéphanie Ohrstrom, Francesca Perani. L’ingegno e la parola fanno la storia: Boccaccio lo ha riconosciuto alle donne sette secoli fa. È giunto il momento di tornare a ricordarlo, ogni giorno, non solo oggi. Senza paura.