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11 dic 2021
Editoriale

Se la giustizia non basta alla sete di verità

agnese pini
rg
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 12 dicembre 2021 - E così abbiamo scoperto, otto anni e mezzo dopo la morte di un uomo, dopo due processi e due sentenze - ma nessuna che sapesse offrire pace al cuore di chi resta - una nuova verità sul caso David Rossi. La apprendiamo giovedì, nel corso di una audizione della commissione d’inchiesta parlamentare voluta per cercare risposte ai troppi dubbi che ancora pesano su quanto accaduto la sera del 6 marzo 2013, quando alle 19,43 il corpo del manager Mps precipita al suolo dalla finestra del suo ufficio. Omicidio? Suicidio? Le due sentenze diranno: suicidio. Ma a questa versione non si rassegna la famiglia di Rossi, e con lei buona parte di un’opinione pubblica che ha sete di verità finalmente limpide.

La nuova verità la riporta un colonnello dei carabinieri, Pasquale Aglieco, che svela per la prima volta una serie di retroscena sulle ore immediatamente successive alla caduta di Rossi. La più eclatante: il pm di turno (Antonino Nastasi) avrebbe risposto a una telefonata arrivata sul cellulare di Rossi dopo la sua morte. Elemento non trascurabile, perché rafforza i timori di chi sostiene che indagini tanto delicate siano state condotte oltre i canoni del più severo rigore, rinfocolando così un sospetto angoscioso: ovvero che non tutto sia stato fatto per fugare ogni ragionevole dubbio sulle effettive cause di una morte che sconvolse Siena e l’Italia nelle settimane più drammatiche della tragedia del Monte dei Paschi. Non solo: ci colpisce, questa nuova verità (o mezza verità, e del resto dopo otto anni di silenzio la prudenza è obbligo) perché ci è stata rivelata non in un’aula di tribunale, ma in una sede politica, che spesso negli ultimi anni si è affiancata o sostituita alla giustizia ordinaria per cercare scampoli di luce nei grandi e irrisolti e odiosi misteri italiani.

Faccio altri due esempi in cui il ruolo delle commissioni d’inchiesta parlamentari è stato sostanziale: Moby Prince e il Forteto, solo per restare alla Toscana. Adesso David Rossi. Qui sta il punto: anche il caso Rossi è ormai diventato un mistero italiano. Lo è diventato perché troppe incertezze e troppe leggerezze hanno frammentato la morte di un uomo in un contesto di tensione altissima, com’era quello della banca esposta allo scandalo giudiziario ed economico più clamoroso della sua storia. Rossi fa parte di un mosaico più ampio, e la sua morte ne è il momento maggiormente perturbante e doloroso, in cui al dramma di una città si assomma quello intimo di un uomo che ne è rimasto comunque travolto. Si è ucciso, lo hanno ucciso? I dubbi, le incertezze, le mezze verità, gli errori che soffocano questa vicenda sono tanto più gravi perché rischiano di trasformarsi (o in parte si sono già trasformati) in un ennesimo limbo. L’unica certezza su quelle ore annebbiate è ancora, otto anni e mezzo dopo, il sospetto.

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agnese pini