La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 22 febbraio 2020 - Ieri ci siamo svegliati con la notizia del primo contagio italiano da coronavirus. È stato uno choc a cui di ora in ora è andata sommandosi l’angoscia dell’imponderabile, perché quel «paziente uno» si è rapidamente moltiplicato: un morto e 16 malati, il dato è aggiornato alla mezzanotte. Così ci siamo scoperti per la prima volta vulnerabili. E se fino a ieri, appunto, la sensazione della vulnerabilità era solo un presagio possibile, adesso si vede, si conta, esiste. La politica è esplosa, anche in Toscana, dove freschissima era la polemica sulle misure da adottare contro il contagio. Stanno rientrando in regione oltre 2.500 persone provenienti dalla Cina, e il numero è approssimativo, spannometrico.

Il virologo Burioni aveva raccomandato la «quarantena obbligatoria per tutti loro». Il governatore Rossi lo aveva malamente apostrofato – «fascioleghista!» – e adesso l’offesa già fuori luogo suona ancor più sgradevole, o meglio suona sbagliata, anche alla luce dell’emergenza in corso. Ora che certe sicurezze vacillano per tutti, la necessità di essere protetti diventa un umano bisogno dei cittadini, italiani e non, che non va umiliato né sottovalutato. Anche così si combatte la psicosi. Ma se la politica si scanna, minaccia querele, si insulta, cosa può, cosa deve fare un giornale? Deve fare servizio.

E più che mai in un momento di smarrimento e paura. Nasce da questa presa di coscienza la scelta inedita che fa oggi La Nazione, un quotidiano che ha 161 anni di storia: trovate qui a fianco un articolo in cinese. Contiene un vademecum su come affrontare il coronavirus: sintomi, numeri utili, linee guida da seguire in caso di presunto contagio, o anche se si è appena ritornati dall’Oriente. Non solo.

A Firenze, Prato e Empoli, in cui la comunità cinese è molto popolosa, abbiamo deciso di fare ancora di più: tradurre in cinese anche una parte della locandina che vedrete davanti alle edicole. C’è scritto: «Coronavirus, come e dove curare la malattia». Per comprendere il significato di questa scelta dobbiamo tornare ai numeri: come dicevo, sono rientrate o stanno rientrando dalla Cina 2.500 persone. Mentre a Prato (ma potrei citare l’Osmannoro, Sesto, Campi, Firenze e i suoi turisti) la comunità cinese conta 40mila fra uomini, donne e bambini.

Di questi, 15mila sono clandestini e dunque fantasmi, e dunque difficilmente capiscono l’italiano. Difficilmente possono accedere alle cure o alle misure di prevenzione. Il flop dell’ambulatorio anti coronavirus appena inaugurato alle porte di Firenze (solo un paziente ha chiesto di essere visitato) è anche sintomo di una campagna di informazione che era rivolta soprattutto ai cinesi, ma che si è dimostrata inefficace. Il servizio de La Nazione è per loro.
E quindi è per tutti noi, ovviamente.