Roma, 2 ottobre 2021 - C'è chi non credeva ai suoi occhi (e alle sue tasche). In 24 ore il costo del metano per auto e camion è raddoppiato, da poco più di uno, a due euro al chilo. Un'impennata inspiegabile, visto che il prezzo medio del gas dal 2005 ad oggi si è attestato attorno ai 24,50 centesimi per metri cubi standard. Eppure la ragione c'è, anzi sono probabilmente due i fattori che concorrono al rincaro choc del metano.

“Il prezzo è ovviamente imposto ai distributori di benzina dalla case madri – spiega Francesco Chini, responsabile sindacale Faib Confesercenti Firenze – che lo motivano con il rincaro delle materie prime. Non concorre all'aumento, nel caso del metano, l'incremento della domanda, alla quale invece abbiamo assistito da inizio estate per diesel e verde”.

Ogni estate, specie nel mese di agosto, si registra infatti sempre un rincaro per i carburanti dovuto alla maggiore mobilità degli italiani. Sul metano, invece, la domanda resta sostanzialmente stabile nel corso dell'anno.

La ripresa dopo il Covid della mobilità in generale, ma anche della produzione e delle varie attività – sottolinea Chini – può aver influito anche sul caro-metano. L'aumento del costo delle materie prime è infatti generalizzato. Dalla luce, al gas, ma anche ai materiali per l'edilizia: tutto costa di più ed è un effetto della ripartenza dopo l'anno e mezzo di stop per la pandemia”. “A questo, però, perché l'economia si rimetta in moto davvero – prosegue – dovrebbe seguire un aumento della domanda e quindi dei consumi.

Nel frattempo, si attende comunque una stabilizzazione, anche del metano. Superate le attuali tensioni di mercato, i prezzi si dovrebbero infatti riassestare sui valori normali.

“Riteniamo che il mercato del gas naturale liquefatto, così come è stato rapido nel recepire gli aumenti – spiega il presidente di Federmetano, Dante Natali – sarà altrettanto celere nell’adeguarsi alle diminuzioni del prezzo della materia prima, non appena queste si verificheranno. D’altra parte non vediamo ulteriori elementi strutturali che possano prolungare la criticità attuale. Il perdurare di tale anomalia avrebbe conseguenze negative sulla evoluzione in chiave ecologica del settore trasporti”.

“Un settore – sottolinea Natali – che negli ultimi anni è stato protagonista di una vera rivoluzione. Dall’apertura del primo punto vendita, nel 2014 a oggi si contano oltre 100 distributori in attività sul territorio, a cui si sommano altri 31 punti vendita in fase di progettazione o costruzione. Sempre dal 2014 a oggi, sono stati immatricolati oltre 3.600 mezzi pesanti a gas naturale. In particolare, tra gennaio e agosto 2021 sono stati immatricolati 721 veicoli, con un + 49% rispetto allo stesso periodo del 2020. Mezzi che comportano un abbattimento del particolato, cioè Pm10, Pm2,5, un calo degli inquinanti locali – Nox e Sox – e una riduzione del 20% delle emissioni di Co2”.