Firenze, 1 giugno 2013 -  «Un piccolo passo in avanti, una grande soddisfazione». Calmo e pacifico come ogni giorno della sua vita, Clet - geniale artista francese che vive a Firenze lanciando messaggi di denuncia lungo il fil rouge dell’ironia e del romanticismo rivisitando la segnaletica stradale a modo suo  - commenta la “linea morbida” decisa dalla Cassazione, che ha accolto il ricorso di un writer di Massa, inizialmente punito con una condanna a sei mesi di reclusione.
 

Clet, la Suprema Corte ha  sostituito la pena con una multa di seimila euro per il danneggiamento: Una vittoria per la street art?
«Un piccolo passo, diciamo».
 

 Ma la Corte d’appello di Genova, nel luglio 2011, aveva optato per la linea dura nei confronti del ragazzo imbrattatore.
«Trovo offensivo usare il termine “imbrattamento” quando si tratta di arte e libertà di espressione».
 

Ideali che possono anche costare molto, da un punto di vista legale.
«Sì, a Pistoia è in corso un processo per aver modificato i cartelli, mentre  Siena è stata teatro di una singolare querelle: la notte modificavo i cartelli che il Comune, all’indomani, sostituiva. Sempre a Pistoia mi hanno fatto una multa, che non pagherò: ma la cosa quello che mi dà più fastidio è  che il giudice mi abbia definito imbrattatore».
 

Clet, i  “suoi” cartelli stradali, fra le polemiche,   sono comunque “esposti” in strade e piazze di Firenze, Parigi, Londra, Barcellona, Milano, Roma; ha  mai pensato di   rinunciare?
«Assolutamente no, anzi; a Siena ci riproverò, stavolta alla luce del sole e oggi il ricorso in Cassazione, nel quale la Corte dà ragione al writer, annullando la “sentenza impugnata perché il fatto non è previsto come reato”, ma “costituisce illecito amministrativo” in base al codice della strada”, mi regala nuovi impulsi».
 

 Con quale obiettivo?
«Il primo? Far capire che occorre prendere il potere meno sul serio, magari dimostrando che i cartelli stradali non sono un tabù: l’autorità è relativa e non assoluta. I miei sono messaggi di libertà».
 

 Esiste  poi il discorso legato al valore dell’opera realizzata, un “dettaglio” che conta, no?
- Ovviamente, e moltissimo. Ma oggi apprezzo che, nel ricorso in Cassazione, la Corte abbia dato ragione al writer toscano, annullando la “sentenza impugnata perché il fatto non è previsto come reato”, ma “costituisce illecito amministrativo” in base al codice della strada».
 

 La decisione cos’ha a che vedere questo con l’arte?
«Poco, ma aiuta chi, come me, sviluppa veri e propri progetti per modificare la segnaletica».
Così un cartello  di strada senza uscita diventa un Cristo crocifisso, un divieto di accesso si trasforma in un opera sul “poliziotto innamorato” e la strada dissestata assume un volto disgustato con tanto di linguaccia.
E a noi, piace così.
letizia.cini@lanazione.net