Firenze, 25 novembre 2021 - Un aumento importante, anzi un boom. In queste settimane l’ospedale Meyer registra una crescita dei casi di infezione da virus sinciziale in età pediatrica, virus che rappresenta la prima causa di bronchiolite nei bambini e colpisce, prevalentemente, i lattanti e i piccoli entro un anno di età. I numeri fotografano la situazione: al Meyer nel novembre 2019 gli accessi al pronto soccorso per bronchiolite erano stati 24, a novembre di quest’anno se ne registrano già 140, tanto da obbligare l’ospedale pediatrico fiorentino alla riorganizzazione dei ricoveri programmati.

Virus sinciziale a Siena: il punto sui ricoveri

«E’ un virus che conosciamo bene – dice il dottor Massimo Resti, pediatra e direttore del Dipartimento specialistico interdisciplinare del Meyer –. Provoca epidemie di bronchioliti nei bambini molto piccoli ed è particolarmente rischioso nei bambini sotto l’anno fragili perché prematuri o con altre patologie importanti o immunodeficienze. Per questi bambini il virus può causare la morte. La novità di quest’anno è che il virus, che si manifesta di solito da dicembre a aprile, è arrivato a ottobre. È probabile che questo si verifichi perché l’anno scorso, con le precauzioni e il lockdown, non era esploso e quindi avevamo avuto pochissimi casi. Ecco che quest’anno abbiamo la fascia di bambini 0-1 anno, come di consueto, ma anche quelli di 1-2 anni che non avevano incontrato il virus e quindi fanno da amplificatore all’infezione".

Per evitare che il virus sinciziale possa provocare danni seri a bambini piccoli è essenziale la prevenzione: "Sono regole di buon senso – prosegue Resti –: evitare di portare i bambini in luoghi chiusi e affollati ma anche, in particolare per i neonati, evitare contatti con persone al di fuori dei familiari stretti. Ed evitare contatti con adulti con sintomi respiratori: negli adulti il virus può essere responsabile di semplici raffreddori che invece nei piccoli e piccolissimi possono evolvere in situazioni molto gravi".

La prevenzione è fondamentale perché, ad oggi, non c’è un vaccino: "Ce ne sono due o tre allo studio – conclude il pediatra – ma non sono alla fine del percorso. Esistono però gli anticorpi monoclonali che già dal 1998 utilizziamo tutti gli anni per bambini più fragili che sarebbero in pericolo di vita. In generale, nei casi gravi è richiesto il ricovero in ospedale dove viene subito somministrato l’ossigeno".

E anche nell’Azienda ospedaliero universitaria senese negli ultimi giorni si è verificato un aumento di ricoveri in età pediatrica per brionchioliti: tra le cause, in 4 bambini su 11 è stato individuato il virus sinciziale.