Viareggio (Lucca), 12 marzo 2016 - Lo scrittore Mario Tobino, che di Viareggio è stato il cantore per eccellenza, stenterebbe a riconoscere oggi la "sua" città, sempre vivace, fantasiosa e dissacratoria (tanto da organizzare il Carnevale nel periodo di Quaresima) ma che con il passare del tempo, ha perso lo smalto e il fascino degli anni ruggenti. Non solo: da diverso tempo Viareggio si ritrova a fare i conti con il bilancio in rosso di un Comune dissestato, con un’economia balbettante che stenta a ripartire, ma soprattutto con l’insicurezza del vivere quotidiano che preoccupa tutta la popolazione anche in vista della stagione delle vacanze.

Purtroppo ci sono zone della città che – nonostante gli ammirevoli sforzi delle forze dell’ordine – sono fuori controllo: il feroce delitto avvenuto in Passeggiata è stato come (passateci il paragone) se fosse stato violato un luogo sacro, caro a tutti coloro che vivono e continuano ad amare una città che non vuole rassegnarsi al peggio. La Passeggiata è il simbolo di Viareggio.

E se la cartolina del bello si macchia di sangue, c’è da stare poco allegri. Per il presente e per il futuro. Sottovalutare quanto è accaduto in pieno pomeriggio di fronte agli occhi di decine e decine di persone, sarebbe un errore imperdonabile. Quel delitto non può può finire nelle algide statistiche della Prefettura che vengono poi presentate a fine anno. L’omicidio in Passeggiata è qualcosa di più, un episodio "extra" capace da solo di far saltare qualsiasi bilancio. L’immagine di quel giovane moribondo colpito a morte e soccorso in mezzo alla gente, là dove fino a pochi minuti prima si rincorrevano gioiosamente tanti ragazzini o due coppiette si scambiavano teneri baci, è un manrovescio per svegliare le coscienze che si sono intorpidite.