Firenze, 20 giugno 2021 - Nel Regno Unito è dilagata da tempo, la Cina adotta contromisure dopo i casi individuati, in Russia determina il 90% dei nuovi casi. La variante Delta per il momento non fa invece troppo male all'Italia, dove rappresenta una quota molto minoritaria nei nuovi casi Covid (sotto l'1% contro l'80% di variante inglese), ma la sensazione che la pandemia sia finita può diventare un boomerang. perché così purtroppo non è e quello che sta accadendo nel mondo lo dimostra. E per evitare che in autunno ci sia una nuova ondata c'è solo un'arma in nostro possesso: vaccinarsi. Una sola dose non basta, va completato il ciclo, allora la difesa immunitaria è buona con i vaccini già in circolazione.

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Cosa sappiamo

Cresce la famiglia della variante Delta: la più diffusa delle tre versioni finora in circolazione, indicata con la sigla B.1.617.2, ha adesso una nuova versione individuata per la prima volta in India, nell'Istituto di genomica e biologia integrativa (Igib) del Consiglio nazionale delle ricerche indiano, Csir. La nuova variante si chiama B.1.617.2.1, a sottolineare il legame di famiglia con quella finora nota, ma per brevità viene indicata con la sigla AY.1. Secondo I ricercatori dell'Igib sarebbe già diffusa in alcuni Paesi e avrebbe caratteristiche che potrebbero renderla più resistente sia ai vaccini anti Covid, sia alle terapie basate sugli anticorpi.

Sono tre le versioni attualmente più diffuse della variante Delta, finora presente in un centinaio di Paesi e indicata con la sigla B.1.617. È comparsa in India nell'ottobre 2020, contemporaneamente a un'altra variante simile, ma meno aggressiva, la B.1.618. Nelle banche date genetiche internazionali quella che adesso è la variante Delta, secondo la terminologia recentemente introdotta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è diventata una sorvegliata speciale, ossia una delle cosiddette Voc (dall'inglese Variant of Concern), ossia le varianti che per le loro caratteristiche destano particolare preoccupazione. Come tutte le varianti, anche la Delta accumula mutazioni con una relativa facilità, tanto che molto presto ha dato origine a una sorta di 'famiglià, i cui membri sono le tre versioni chiamate B.1.617.1, B.1.617.2 e B.1.617.3. Di queste la più diffusa è la B.1.617.2, considerata il 60% più efficace nel trasmettersi rispetto alla variante Alfa grazie ad alcune mutazioni, come la K417N, presente anche nelle varianti Gamma, la B.1.351 identificata per la prima volta in Brasile e nella Beta identificata in Sudafrica, e la E 484Q, presente anche nella variante Gamma. La variante B.1.617.2 adesso è a sua volta è mutata, sviluppando una nuova versione, indicata con la sigla B.1.617.2.1 o più semplicemente AY.1. È stata identificata in India, nell'Istituto di genomica e biologia integrativa (Igib) del Consiglio nazionale delle ricerche indiano, Csir. Secondo I ricercatori dell'Igib sarebbe già diffusa in alcuni Paesi e avrebbe caratteristiche la potrebbero renderla più resistente sia ai vaccini anti Covid, sia alle terapie basate sugli anticorpi. A darle queste proprietà sarebbe la mutazione K417N, presente anche nella variante Beta.

Il monito/1: gli anestesisti rianimatori

"L'ottimismo non fa parte del panorama estivo per noi anestesisti rianimatori. Ci fa piacere che si siano ridotti i decessi e i ricoveri Covid, ma non siamo così stupidi da pensare che sia tutto finito. E' molto più complesso il discorso e il Paese ha la memoria corta. La variante Delta di Sars-CoV-2 ci preoccupa, se nel frattempo non si capisce che questa non è una tregua, ma può essere la quiete prima del temporale. Anche perché le esigenze di salute non sono diminuite, anzi sono peggiorate. Quindi, cerchiamo di non essere superficiali come la scorsa estate. Perché francamente ritengo che lo scorso anno ci sia stata disattenzione sulla prudenza che il ministero continuava a raccomandare". E' la riflessione di Flavia Petrini, presidente della Siaarti (Società italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva).

Il monito/2: i virologi

Tracciare, sequenziare e vaccinare per evitare che la variante Delta possa diventare il prossimo autunno anche per l'Italia il problema che già oggi rappresenta nel Regno Unito. A lanciare il monito in un'intervista all'Adnkronos Salute è Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università di Brescia e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell'Asst Spedali Civili. "La variante Delta - conferma l'esperto - per la sua alta diffusibilità sta addirittura sostituendo la variante Alfa" o 'inglese' del coronavirus pandemico. "Certamente - ragiona il numero uno dei virologi italiani - più una variante diffonde, più penetra nella popolazione e più fa danni. Ma questo al momento per noi è un pensiero lontano - rassicura - perché assistiamo da tempo alla presenza di focolai nel nostro Paese, che però finora non sembrano prendere piede in maniera importante né espandersi in modo esponenziale".

Se per ora, alle porte dell'estate, "gioca a nostro favore anche il fatto che il coronavirus si spera non cammini come nei periodi autunno-invernale o primaverile", ragiona lo specialista, se non si agisce adesso con determinazione il mutante super-trasmissibile "potrà essere un problema probabilmente da settembre-ottobre in poi. E' dunque necessario continuare a controllarlo ora per evitare quello che è successo in Inghilterra", esorta il presidente Siv-Isv. E "dobbiamo mettere in sicurezza con una vaccinazione completa tutti i soggetti a rischio - ammonisce Caruso - in modo che la variante Delta, essendo tutto sommato anch'essa neutralizzabile dagli anticorpi evocati dai vaccini" dopo 2 dosi per i prodotti che prevedono un richiamo, "possa non trovare terreno fertile nella popolazione più a rischio".

Sale la soglia dell'immunità di gregge

Alla luce della maggiore contagiosità della variante Delta la percentuale della popolazione che è necessario vaccinare per raggiungere l'immunità di gregge aumenta a circa l'88%. "Poiché la variante Delta è circa il 60% più contagiosa rispetto alla variante Alfa, è necessario raggiungere una percentuale più alta di vaccinati. In questo modo, anche se a settembre la Delta dovesse essere dominante, non sarà pericolosa per la sanità pubblica", dice all'Ansa il fisico Roberto Battiston, dell'Università di Trento, coordinatore dell'Osservatorio dei dati epidemiologici in collaborazione con Agenas. 

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