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24 mag 2022

"Il vaiolo delle scimmie è anche nei topi. E per i positivi al Covid può diventare grave"

L’intervista al professor Mauro Pistello: “I casi che stanno aumentando molto e ci sono vari ceppi nel mondo, anche più mortali”

24 mag 2022
Il professor Mauro Pistello
Il professor Mauro Pistello
Il professor Mauro Pistello
Il professor Mauro Pistello

Firenze, 24 maggio 2022 - È allarme per il vaiolo delle scimmie. Pur essendo una rara malattia infettiva e comunque non molto contagiosa, i casi risultano in aumentano e destano allarme. Il timore di una nuova epidemia è dietro l’angolo. Ma contrariamente a quanto si pensi, il virus non riguarda solo le scimmie, ma cammina anche attraverso i topi. Inoltre non esiste un solo ceppo, ce ne sono di più mortali. Le pustole sono il segno evidente dell’infezione: ma cosa comporta se una persona infetta ha fatto un bagno al mare o nella nostra stessa piscina? Un vaccinato può contrarre lo stesso l’infezione? E nel caso in cui un individuo positivo al Covid contraesse anche questo virus, le conseguenze potrebbero essere ben peggiori? A fare chiarezza ci pensa il professor Mauro Pistello, direttore dell’Unità di virologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e vicepresidente della Società italiana di microbiologia

 

Professor Pistello, il virus è detto ‘vaiolo delle scimmie’. Ma riguarda solo i primati?

“Al di là dei primati, dei macachi ecc, questo virus alberga in vari tipi di roditori. Non è un caso che la maggior parte delle infezioni sono state contrate soprattutto da bambini che giocavano, o da persone che vivevano in zone nelle quali c’erano escrementi di roditori, o deiezioni, secrezioni e quant’altro. Per definizione le condizioni igienico sanitarie scarse o la promiscuità in alcune aree geografiche dell’Asia o del Congo sono un fattore che facilita la diffusione del virus”.

 

Dunque sono portatori di questa malattia anche i 'nostri' topi?

“Diciamo che per ora il virus riguarda solo alcune specie di roditori. Non credo ne siano portatori abituali i topi delle nostre zone. Però è occorre pensare che questo virus, avendo la capacità di infettare tante specie diverse, non è escluso che possa infettare anche i nostri roditori. Va detto anche che tutte le volte che si sono verificati dei casi d’infezione al di fuori delle regioni autoctone, questi piccoli focolai erano dovuti all’importazione di animali, portati in Europa senza i dovuti controlli, come primati o alcune specie di ratti. In questi casi la sorgente di infezione è stata tracciata abbastanza rapidamente”.

 

Come si trasmette il vaiolo delle scimmie?

“Se una persona ha un’infezione manifesta delle vescicole, si formano delle pustole. Il virus si trasmette attraverso il contatto, ad esempio, con indumenti, lenzuola e quant’altro della persona infetta, che sono veicolo d’infezione. E ovviamente con rapporti intimi”.

 

Anche un bacio può infettare?

“Il virus si trova nella saliva e nelle secrezioni respiratorie, dunque il bacio è altamente sconsigliato.  L’aspetto positivo, è che il periodo di contagiosità di questo virus parte dal momento in cui la persona inizia a manifestare i sintomi e quelle classiche manifestazioni cutanee. In poche parole un soggetto che sta poco bene si vede, per questo è più facile interrompere la catena di trasmissione”.

 

La situazione attuale è allarmante?

“Quello che preoccupa della situazione attuale sono due cose: i casi che stanno aumentando molto e il fatto che si registrano casi a livello europeo di persone che hanno contratto il virus in condizioni igienico sanitarie normali. Persone che non convivono con animali e non sono mai andate in regioni endemiche, come invece è successo nel caso di Arezzo. In questi casi, di persone cioè che non provengono da zone dove c’erano focolai, non c’è una spiegazione di come possano aver contratto l’infezione. Del resto la trasmissione uomo-uomo non è frequente ma è comunque documentata, perciò non è escludibile”.

 

Dal Covid abbiamo imparato a proteggerci con le mascherine: da questo vaiolo come ci si protegge?

“La maggior parte dei casi documentano che il contagio viene attraverso attraverso il contatto intimo con soggetti infetti, dunque bisogna evitare questo tipo di contatto, tra cui il rapporto sessuale”.

 

Coloro che sono vaccinati contro il vaiolo sono protetti?

“Sì, il vaccino che è stato somministrato fino alla metà degli anni ‘70 a tutti i bambini in Italia offre una buona protezione, dal momento che il virus del vaiolo umano e questo della scimmia sono abbastanza imparentati. Il sistema immunitario dei vaccinati è abbastanza preparato. Comunque non è escluso che una persona vaccinata possa avere un una manifestazione blanda, essendo una vaccinazione che abbiamo ricevuto cinquant’anni fa e non ci sono stati richiami. Tuttavia, nel caso d’infezione, questa sarebbe molto modesta”.

 

Esiste un solo ceppo del vaiolo delle scimmie?

“No, ce ne sono diversi. Il ceppo del vaiolo delle scimmie per il quale si documentano questi casi è quello meno pericoloso, per i quali c’è una mortalità in Africa intorno al 3,5%. Esiste invece un altro virus che circola nella Repubblica del Congo, ed è molto più circoscritto, che è più patogeno: in questo caso la mortalità supera il 10%, ma si trasmette con maggiore difficoltà”.

 

Con l’estate, questo virus può essere indebolito dalle alte temperature?

“Non lo darei per scontato, perché a differenza di un virus respiratorio come il Covid, che viene inattivato molto rapidamente dalle alte temperature o dall’umidità, questi sono virus abbastanza stabili, che si trasmettono per contatto diretto. Se il numero di casi dovesse diminuire in estate, non sarà dovuto al fatto che le temperature sono più alte”.

 

È possibile contagiarsi facendo un bagno al mare o in piscina se accanto a noi c’è una persona infetta?

“Le probabilità sono molto molto remote, perché questa persona dovrebbe avere delle lesioni molto evidenti a livello cutaneo e dovrebbe liberare parecchio virus. Dunque direi di no, o almeno è molto molto improbabile”.

 

Ci sono Paesi nei quali sconsiglia di andare in cui ci sono focolai in corso?

“Certamente nelle Canarie, ma ci sono focolai anche in alcune zone dell’America. Sono stati registrati anche casi sporadici in Paesi europei, però qui tutti i soggetti che sono venuti a contatto con persone infette sono state isolati, dunque è molto improbabile si verifichino casi per trasmissione da individuo a individuo”.

 

E se chi contrae questo virus è anche positivo al  Covid?

“Le due patologie sono completamente distinte e dunque non vanno a incidere sullo stesso organo, come invece può essere nel caso di due virus dell’epatite. Però, come abbiamo visto, qualsiasi infezione virale riduce l’efficienza del sistema immunitario, dunque se io avessi una forma di Covid grave e contraessi anche il vaiolo delle scimmie, questo si manifesterebbe in una forma certamente più grave, perché il sistema immunitario è impegnato a fare qualcos’altro, a contrastare l’infezione da Covid. Sulle conseguenze concorrono vari fattori: se a contrarre i due virus fosse un soggetto fragile, con un sistema immunitario già compromesso, non è così scontato che ne esca indenne, anche se le probabilità sono molto basse”.

 

I casi, diceva, sono in aumento: c’è da preoccuparsi?

“Bisogna sempre considerare che il periodo di incubazione è molto lungo, si va dalle due alle tre settimane. Il virus regredisce spontaneamente nello stesso arco di tempo. Comunque la situazione va monitorata: se nella prossima decina di giorni il numero di casi continuerà ad aumentare, allora dovremmo non dico preoccuparci, ma monitorare il fenomeno con attenzione. Altrimenti si è trattato soli di casi sporadici che sono stati prontamente circoscritti”.

 

Nel caso di un’emergenza epidemica dovremmo tutti vaccinarci contro il vaiolo?

“La vaccinazione del vaiolo di una volta non è più in linea con gli standard attuali, dove esistono dei criteri di protezione e sicurezza che sono molto diversi rispetto a cinquant’anni fa. Ma anche fossimo di fronte a un’emergenza mondiale, e dovessimo ricorrere alla vaccinazione di massa, non è una cosa che si può fare nell’arco di qualche giorno, poiché questi vaccini non sono stati più prodotti, essendo il vaiolo umano scomparso da cinquant’anni. Prima che siano disponibili per una fascia ampia di popolazione dovremmo comunque aspettare l’inizio del 2023.

 

Contro questo vaiolo c’è solo il vecchio vaccino o ce ne sono di nuovi?

“La ricerca è andata avanti ed erano stati sviluppati anche dei vaccini migliorativi. Però, non essendoci più né questa minaccia né  la necessità dell’utilizzo, non sono stati fatti degli studi sul campo che ne hanno dimostrato efficacia e sicurezza. È  chiaro che, in caso di emergenza, questi studi potrebbero essere ripresi in mano, ma, come abbiamo visto per il Covid, sono studi che richiedono qualche mese. Che si tratti del vaccino tradizionale, o di questi nuovi, una volta completate tutte le fasi di studio, si parla comunque di averli a disposizione nel 2023 inoltrato”.

 

Maurizio Costanzo

 

© Riproduzione riservata

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