Luca Lotti
Luca Lotti

Firenze, 18 ottobre 2019 - Fedele al Pd e all’amore per la famiglia, appassionato di sport e del Milan, ama ripetere: «Ho imparato che al passato bisogna dire grazie, ma al futuro dobbiamo dire sì». Luca Lotti da Montelupo Fiorentino, detto «Lampadina», non molla l’ottimismo anche dopo il divorzio dal suo amico di sempre Matteo Renzi. Nel suo lungo curriculum spiccano gli anni folgoranti del «turboriformismo» (Sottosegretario alla Presidenza del consiglio con Renzi e poi ministro con Gentiloni) ma nella sua storia c’è anche il caso Consip (per cui è stato rinviato a giudizio). Deputato, guida la corrente Base riformista nel Pd per contare al Nazareno e nelle scelte locali.
Parte la Leopolda. Lei non ci sarà per la prima volta. Perché?
«La Leopolda oltre ad essere, immagino, ancora una volta un cantiere di idee per l’Italia, quest’anno sarà l’atto fondativo di un nuovo partito al quale non ho aderito. Tutto qua».
Lei e Renzi. Non siete più amici per la pelle?
«Abbiamo fatto scelte diverse. La politica passa, l’amicizia, quando è sincera, resta».
Eravate una coppia politica indistruttibile.
«Guardi, la politica non si fa né con i sentimenti né con i risentimenti. Il percorso fatto con Matteo Renzi ha portato l’Italia ad avere più diritti, più sicurezze e più equità sociale: di questo sarò sempre orgoglioso. Ora siamo in una fase nuova e diversa ma altrettanto entusiasmante. Io continuerò a portare avanti i nostri valori nel Pd con tanti compagni di viaggio di Base riformista. Le buone politiche e le idee che abbiamo perseguito in questi anni restano tali a prescindere dal partito dal quale si perseguono e penso che nessuno ne abbia l’esclusiva».
Nel Pd si sente a casa?
«Sì. Sono tra i fondatori del Pd e sono rimasto dove sono sempre stato. Molti amici hanno ‘giustificato’ la scelta: penso che non ci siano spiegazioni da dare. Noi siamo sempre qui».
Il governatore Rossi ha fatto un appello a tenersi alla larga dalla Leopolda renziana.
«Non ho commentato la scelta sbagliata di Rossi di uscire dal Pd, rispettandola pur non condividendola. Spero che faccia lo stesso anche lui che, se non ricordo male, è passato dalla Leopolda e dovrebbe sapere che è un luogo di confronto che può arricchire il centrosinistra. Gli inviti a non partecipare sono sbagliati».
Il 2020 è dietro l’angolo. Il centrosinistra ce la farà a guidare ancora la Toscana?
«Me lo auguro e spero si parli presto di programmi per il 2030. Per vincere serve un programma per i 10 anni di governo: sanità, infrastrutture, sociale. mondo del lavoro, imprese.
Primarie. Molti dem le temono.
«Sono nel nostro dna e non farle sarebbe un errore. Ho condiviso l’impostazione che la direzione regionale e la segretaria Bonafè hanno dato al percorso: un’analisi per trovare un nome unitario che se non dovesse arrivare ci porterà alla scelta del candidato nel nostro popolo. Avere paura delle primarie vuol dire rinnegare la nostra storia».
L’onorevole Maria Elena Boschi dice che non sa se appoggerà il candidato Pd fino a quando non conoscerà il nome. Perché?
«È una domanda da farle. Il Pd farà, mi auguro, primarie di coalizione e chi è in coalizione appoggia un programma e accetta la scelta di chi vince».
Nardella ha trovato una sua strada nel Pd uscendo dal cono d’ombra di Renzi. C’è chi dice che avrà un futuro di rilievo nel Pd.
«Dario sta facendo molto bene. Ha iniziato il secondo mandato con la giusta determinazione, forte dell’ottimo lavoro fatto».
Tra le infrastrutture sospese c’è anche lo stadio di Firenze.
«Palazzo Vecchio e la nuova proprietà della Fiorentina sapranno trovare la giusta soluzione».
Vicenda Consip. Il rinvio a giudizio quanto la condiziona? Ha sempre fiducia nella giustizia?
«Sarei ipocrita nel dire che non ci penso. Ma allo stesso tempo vivo ogni giorno con la serenità di chi non ha commesso reati e può guardarsi ogni mattina allo specchio: non so se altri possono fare lo stesso. Poi, mai perdere fiducia nella giustizia».
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