L'esecuzione di un tampone (foto repertorio)
L'esecuzione di un tampone (foto repertorio)

Rignano sull’Arno (Firenze), 5 dicembre 2020 - «Qui c’è gente che non ha il pane da portare a tavola, magari aiutata dai nostri servizi sociali, e si vede chiedere dal medico convenzionato con il sistema sanitario nazionale (pediatri e medici di medicina generale) 50 euro per un test rapido che a lui costa un quinto e una manciata di secondi di tempo. È vergognoso".

Daniele Lorenzini, sotto la fascia tricolore del comune di Rignano sull’Arno ha ancora un camice cucito sulla pelle. Ed è proprio lui, il sindaco-medico di un paese di novemila anime alle porte di Firenze – noto ai più per aver dato i natali all’ex rottamatore Matteo Renzi – a sparare un siluro, "supportato da prove e conferme" dice, contro "alcuni colleghi tra cui si è diffuso il malcostume di lucrare su un dramma sociale come il Covid". Una sparuta minoranza, certo, ma secondo Lorenzini priva di scrupoli nel "marciare sulle paure delle persone". Lorenzini affonda il colpo, destinato inevitabilmente a sollevare un polverone di cui ignoriamo al momento le conseguenze, parlando con voce ferma e rammaricata.

«Poche ore fa – insiste – un collega mi ha confermato le sue tariffe spiegando che quello che fa è perfettamente lecito e trascritto su regolare fattura. Forse a livello legale nulla vieta di far pagare 50 euro un tampone rapido che porta via nemmeno un minuto di tempo, ma a livello etico lo trovo disgustoso. Alcuni medici sono stati definiti eroi nei mesi scorsi, questi non lo sono per niente".

Non è il primo caso che vede la questione tamponi al centro di un’accesa discussione. D’altronde il massiccio impatto della nuova pratica sanitaria diffusasi in questi mesi in Italia difficilmente avrebbe potuto non trascinarsi dietro qualche polemica di sorta: solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 21.741 tamponi che hanno fatto salire il totale da primavera a 22 milioni e 767mila test (oltre tredici milioni di persone ’controllate’.

Come accaduto a Milano dove è emerso che il costo di un tampone molecolare in un laboratorio privato supera largamente i 100 euro (e in Lombardia i test presso i centri privati diventano troppo spesso un’alternativa obbligata) e come denunciato in Sicilia da Striscia la Notizia dove sul mancato rispetto del tariffario regionale (si chiedono fino a 33 euro per il tampone rapido e anche 83 per il molecolare) alcuni ’furbetti del Covid’ si sono giustificati sostenendo che "non è un prezzo imposto, è libero" e che quelle del Governatore "erano tariffe consigliate, ma noi possiamo praticare le tariffe libere o professionali, pure 500 euro".

Non la vede così il presidente in pectore (sarà operativo dal primo gennaio) dell’Ordine dei medici di Firenze Pietro Dattolo, contattato proprio da Lorenzini che, dopo aver informato l’Usl Toscana Centro, lo ha ragguagliato sul presunto malcostume di alcuni colleghi. "Se queste pratiche fossero confermate si tratterebbe di un fenomeno gravissimo, fuori da ogni logica, per il quale oltre a rilievi deontologici potrebbero configurarsi anche reati penali".

Secondo quanto appreso ci sarebbero anche forti perplessità sulla legittimità a diffondere sulla piattaforma Asl il risultato di un tampone svolto non in ’veste’ di medico di famiglia convenzionato ma di libero professionista. La domanda degli ’addetti ai lavori’ sembrerebbe legittima? "Chi ci dice che quei test, acquistati chi sa dove, siano attendibili nel loro esito?"