Un medico in servizio (Foto di repertorio)
Un medico in servizio (Foto di repertorio)

Firenze, 24 ottobre 2021 - "In Toscana mancano 245 dottori, fra medici di medicina generale e pediatri di famiglia. Significa che 247mila cittadini non hanno questo tipo di assistenza". A lanciare l’allarme, nel corso dell’incontro organizzato ieri su Pnrr e sanità territoriale dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Firenze, il presidente dell’Ordine stesso, Pietro Dattolo. Sta emergendo in modo sempre più netto che proprio la debolezza della rete territoriale è all’origine di molti problemi e disservizi della sanità toscana, a partire dai pronto soccorso presi d’assalto da cittadini che non riescono a trovare risposte altrove.

"Se si moltiplica il numero medio dei pazienti di medici e pediatri di famiglia per i dottori che mancano ovvero 245 professionisti, si ottiene 247mila – continua Dattolo –, cioè i cittadini che non hanno assistenza di base appropriata o che non l’hanno affatto. In questo numero rientrano varie casistiche: dalle nostre verifiche una piccola parte di queste persone viene gestita da medici che si accollano eccezionalmente un numero superiore di pazienti rispetto al massimale di 1600-1800, arrivando anche a 2000. Ma nella maggior parte dei casi, siamo di fronte a toscani che il medico o il pediatra non lo hanno proprio. Situazioni che spesso passano sotto silenzio, soprattutto nelle zone più isolate della regione, ma che a volte hanno dato origine a proteste clamorose come recentemente a Firenze, con le mamme di 800 bambini rimasti senza pediatra. È una situazione che va risolta urgentemente con nuove assunzioni".

Tante le altre problematiche illustrate dai medici al convegno: dall’emergenza-urgenza alle liste d’attesa. "Ogni mese – racconta Stefano Michelagnoli, direttore della struttura complessa chirurgia vascolare di Torregalli, a Firenze – entrano in lista d’attesa 500 pazienti in più rispetto a quelli che possiamo gestire. Per smaltire le liste avremmo bisogno di triplicare la nostra velocità".

Rassicurazioni dall’assessore regionale alla salute, Simone Bezzini: "Occorre riprendere la riforma della continuità assistenziale, e su questo abbiamo un’idea precisa: creare 70 case di comunità aperte 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ciascuna con un medico e un infermiere. In questo modo, tanti casi meno gravi potrebbero essere gestiti in loco, senza arrivare agli ospedali. Un aiuto importante al rafforzamento della rete territoriale arriverà dal Pnrr. Ed è un tema che si lega all’emergenza-urgenza, oggettivamente in sofferenza in questo momento non perché non vengano autorizzate le assunzioni, ma perché i medici non si trovano. Occorre rendere il settore più attrattivo e in questa direzione lavoreremo".