Una ragazza si vaccina
Una ragazza si vaccina

Firenze, 18 settembre 2021 - Le casse della Regione piangono. Per questo si taglia con la mannaia sulla sanità. La decisione è stata presa giovedì dal governatore toscano Eugenio Giani che con il suo assessore alla salute Simone Bezzini lo ha comunicato ai direttori generali di aziende sanitarie e ospedaliero universitarie. Oggi si incontreranno di nuovo – non tutti insieme, saranno ricevuti uno alla volta da Bezzini – per verificare le ipotesi buttate giù dei piani di rientro richiesti: da lacrime e sangue. Solo per fare un esempio l’Asl Toscana centro, nelle richieste dalla Regione, deve tagliare cento milioni di spesa da qui a fine anno. Un’enormità. E i sacrifici richiesti alle altre aziende non sono da meno.

Il Covid ha picchiato forte in Toscana, soprattutto con la terza ondata a primavera che ha mandato all’aria le previsioni di spesa. Ergo ora si taglia su tutto perché se il bilancio della sanità va in default (rappresenta l’85% dell’intera manovra regionale da circa 7 miliardi) si rischia il commissariamento. Le conseguenze le pagheranno i cittadini in termini di un dimensionamento dei servizi e i lavoratori già gravati dal pregresso. Ci sono tre mesi utili per invertire la rotta. Un disavanzo da 430 milioni, forse di più: la cifra non è ancora esattamente quantificabile. Si cristallizzerà al 31 dicembre.

Ma se Giani rassicura che non ci sono "buchi" perché il bilancio si chiude a marzo 2022 fa bene a fare la voce grossa a Roma per ricevere i rimborsi Covid. Il nodo da sciogliere è proprio quello. In tempo di pandemia non si può garantire la sanità con le risorse ormai striminzite trasferite dallo Stato in tempo di pace e che, anzi, quest’anno ha tagliato altri 20 milioni alla Toscana. Con i piani di rientro prospettati non saranno boccioli di rosa: non si potrà intervenire per abbattere le liste d’attesa già fuori controllo e che aumenteranno inevitabilmente, impossibile pensare alle assunzioni nonostante il personale sia esausto e insufficiente anche per garantire le attività ordinarie. Per questo per lunedì i sindacati Cigil, Cisl e Uil hanno fissato l’attivo regionale: in quel contesto saranno decisi lo stato di agitazione e le iniziative di mobilitazione e lotta da intraprendere subito per combattere il blocco delle assunzioni (non sarà garantito, infatti, neppure più il turnover dei pensionamenti ordinari).
Oltre al congelamento delle assunzioni, con i piani di raffreddamento della spesa, si dà lo stop al pagamento degli straordinari, si chiudono in anticipo rispetto alle previsioni gli hub vaccinali in affitto (a Firenze da fine ottobre chiuderà anche il Mandela forum e in tutta la provincia non ne resterà alcuno aperto), gli acquisti vengono rimandati all’anno nuovo.

Il sindacato Cobas dell’Asl Toscana centro con Andrea Calò parla di "sfascio totale della sanità", elenca le mancanze e chiede l’intervento della magistratura. Insorge il centrodestra, la Lega con il consigliere Marco Landi chiede conto del profondo rosso: "Il buco di 400 milioni c’è o non c’è? Come si pensa di risanare la passività? E soprattutto come verranno garantiti servizi e prestazioni senza le adeguate assunzioni?". Domande che picchiano forte all’opposizione ma che agitano pure il Pd e Italia viva. Fratelli d’Italia punta il dito "sui contributi spesi per la digitalizzazione della sanità mentre i pronto soccorso perdono medici e infermieri", dicono il capogruppo Francesco Torselli e il consigliere regionale Diego Petrucci membro della Terza commissione: "I 17 dei 30 milioni ricevuti dal governo per spese sanitarie non Covid vengano spesi per le assunzioni". Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, chiama la giunta a rispondere in aula: "La Toscana è al collasso, mancano 1.200 tra infermieri e oss, 700 medici di cui 400 nei pronto soccorso e le assunzioni sono bloccate per il buco di bilancio nella sanità regionale di 430 milioni, rispetto ai 300 ipotizzati a luglio – dice Stella– La giunta venga a riferire immediatamente in aula e ci spieghi come intende sanare il deficit e impedire il crollo del sistema sanitario".