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1 lug 2022
1 lug 2022

Mascherine Ffp2 e smart working, tutte le nuove regole per il lavoro fino al 31 ottobre

Decade l'obbligo di indossare dispositivi di protezione individuale, consigliato il lavoro a distanza per i soggetti fragili

1 lug 2022
(DIRE) Bologna, 8 apr. - Il protocollo siglato a Bologna per la riprogrammazione dei servizi educativi in era Covid e' positivo, ma "agli enti locali chiediamo di lavorare di piu' anche sulla riprogrammazione dei servizi integrativi", afferma Simone Raffaelli (Cgil) partecipando alla commissione del Consiglio comunale che si e' svolta oggi. Inoltre, la Cgil chiede di "uniformare" le misure di sicurezza: ad esempio, "non in tutti i territori e in tutti i servizi c'e' l'uso dello stesso dispositivo di protezione", spiega Raffaelli. Invece, per "vincere le legittime paure dei lavoratori- aggiunge il sindacalista- un contributo fondamentale sarebbe dotarli tutti di mascherina Ffp2, al di la' delle indicazioni ministeriali".    Il protocollo rappresenta "un enorme passo avanti di civilta' rispetto a lavoratori che troppo spesso vengono considerati di serie B", afferma Kevin Ponzuoli della Cisl, ma dallo stesso sindacato Silvia Balestri avverte che sui servizi integrativi "bisogna ancora fare un grande lavoro". Per Rossella Chirizzi (Sgb) vanno inclusi tra i bisogni educativi speciali anche quelli dei ragazzi che per cause economiche si trovano in difficolta' con la Dad: anche in questi casi bisogna puntare sulle scuole aperte, gli insegnanti e gli educatori "invece di ripiegare sui volontari, che siano delle parrocchie o di sinistra, secondo noi non va bene lo stesso". Per l'Usb, "non si puo' pensare di affrontare la pandemia solo con i protocolli", dice Ernesta Bevar: servono a poco l'igienizzazione delle mani o le FFp2 se poi nelle scuole "ci sono gli stessi spazi e gli stessi organici del 2019". Intanto le cooperative "hanno fornito a tutti gli educatori i dispositivi di protezione necessari", sottolinea Mariapia Menna dall'ati Orsa-Quadrifoglio che ha in appalto i servizi. A marzo, con le scuole chiuse, "e' stato garantito gran parte del servizio previsto a inizio anno", aggiunge Menna: dunque "e' stato comunque possibile supportare molto gli alunni con disabilita', svolgendo praticamente lo stesso servizio che sarebbe stato svolto qualora le scuole fossero state aperte".    Dalle associazioni che si occupano di bimbi e ragazzi con disabilita', pero', si leva un forte sos. "Abbiamo raccolto bisogni, preoccupazioni, tensioni e situazioni abbastanza difficili", Antonella Misuraca, presidente di Genitori ragazzi down (Grd). Stando a casa "i ragazzi hanno avuto delle regressioni", continua Misuraca, sottolineando l'importanza del dialogo con enti locali, coop e Ufficio scolastico: "Le difficolta' sono state molte e la collaborazione non e' stata sempre facile, ci aspettiamo tutti un miglioramento anche solo per il fatto di essere piu' coscienti di quello che c'e' da fare". L'integrazione tra alunni disabili e non disabili "presenta alcuni problemi", afferma Salvatore Biondo del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno (Ciis). Oggi "la situazione sembra abbastanza positiva, ovviamente in un contesto di emergenza in cui le situazioni variano da realta' a realta' e da scuola a scuola", sottolinea Pier Luigi Sforza, presidente del Centro emiliano problemi sociali per la Trisomia 21 (Ceps). Il vero problema e' che "il futuro non ci rassicura per nulla, non tanto per il livello inclusione scolastica del nostro territorio ma per normative nazionali", avverte Sforza: il riferimento e' alle modifiche alla disciplina del Piano educativo individualizzato (Pei), che comportano novita' sull'esonero da alcune materie alle superiori e producono una "assoluta marginalita' della famiglia" nella definizione del Pei.   (Pam/ Dire) 17:20 08-04-2
Una mascherina, foto d'archivio

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