Anche il viadotto dell’Indiano a Firenze è stato sottoposto a controlli ma non rientra nella lista dei casi a rischio
Anche il viadotto dell’Indiano a Firenze è stato sottoposto a controlli ma non rientra nella lista dei casi a rischio

Firenze, 10 settembre 2018 -  I ponti  della Toscana si scoprono fragili e pieni di problemi. Il «dopo Genova» continua a far sentire i suoi effetti, con una nuova consapevolezza, ma anche crescenti allarmi. L’ultimo arriva dall’Upi Toscana, l’unione delle province che, dopo essere rimaste in mezzo al guado della riforma costituzionale, mantengono la competenza su moltissime infrastrutture. Dovrebbero occuparsi di migliaia fra scuole, strade, ponti e viadotti, ma non hanno i fondi necessari. Per fare il punto della situazione, l’Upi ha chiesto alle Province toscane associate di raccogliere in una scheda i dati su ponti, viadotti e scavalchi. Il quadro che ne esce è allarmante: sono 1845 le infrastrutture (monitorare e non) per le quali si stima servano lavori per 82,5 milioni di euro. Fra le 632 già monitorate, quasi tutte avrebbero bisogno di interventi di priorità urgente o alta, per un totale di 58 milioni 461mila euro. E i soldi? Per ora non ci sono.

«Le province – spiega il presidente dell’Upi Toscana, Luca Menesini – non hanno più le risorse per far fronte a questo tipo di interventi e, pertanto, spetta al Governo trovare i fondi per poter portare avanti questo processo di messa in sicurezza delle infrastrutture per non arrivare a situazioni di reale emergenza con chiusure o limitazioni al transito. Dalla nostra ricognizione emerge chiaramente la necessità di un forte impegno del Governo nel finanziare le opere». Tantissime le situazioni critiche, non solo fra le Province, ma anche nel territorio della Città Metropolitana di Firenze. Fra gli interventi prioritari segnalati alla Regione ci sono quelli che servirebbero nel tratto fiorentino della Fi-Pi-Li (ai viadotti di San Colombano e delle Topole e ai cavalcavia Aurora e del Botraccio), ma anche a ponti più piccoli come il Tambura di Vagli di Sotto (Lucca) e il ponte Attilio Vergai di Villa Collemandina (Lu), il ponte Sant’Ansano a Lucca e il cavalcavia di Querceta a Seravezza. I ponti di Barbarasco (Licciana) e dei Vegnuti (Fivizzano) in provincia di Massa Carrara sono indicati fra quelli che avrebbero bisogno di monitoraggio. Tante anche le infrastrutture a rischio nel Grossetano, dal viadotto a 32 campate sulla provinciale 154 a Grosseto, a quello di Castiglion della Pescaia sulla strada provinciale 158, ma praticamente ogni provincia ha i suoi casi. E il quadro potrebbe persino peggiorare dall’esame delle 1213 infrastrutture ancora da controllare con precisione, in particolare nelle province di Prato e Livorno che stanno entrando in questi giorni nella fase operativa dei monitoraggi.

«Enti locali  e Governo si devono attivare subito per reperire i fondi e approntare un cronoprogramma dei lavori – ha detto il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia) commentando i dati - la sicurezza degli automobilisti è una priorità assoluta. Non possiamo sottovalutare l’allarme lanciato dall’Upi Toscana, né lo studio degli esperti dell’Università di Pisa su alcuni problemi di progettazione che favorirebbero l’erosione nel 95% dei ponti toscani».