Sabrina Nuti, rettrice della scuola Sant'Anna
Sabrina Nuti, rettrice della scuola Sant'Anna

Pisa, 30 novembre 2020 - Sabina Nuti, da marzo 2019 rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, una delle sette donne al timone su 84 Atenei in Italia. Erano soltanto in sei fino a pochi giorni fa, poi si è aggiunta - la prima dopo 717 anni di storia - Antonella Polimeni, alla guida della Sapienza di Roma.

Rettrice, la sua elezione pare davvero aver aperto la breccia in un mondo accademico declinato al maschile. Si sente una ’influencer’?
"A me non piace il termine ‘influencer’ perché presuppone che le persone possano essere condizionate dalle parole e dai comportamenti di altri. Preferisco pensare che le persone possano prendere in libertà le loro decisioni senza essere manipolate. Detto questo, abbiamo tutti bisogno di esempi e mentori che ci aiutino, tramite il confronto critico e dialettico, a costruire il nostro percorso di crescita. In questo senso mi piacerebbe che il mio esempio fosse da sprone per tutte le donne più giovani di me, che possono avere momenti di scoraggiamento e di incertezza davanti alle sfide che le attendono".

Moglie, mamma di 4 figli, al timone della quarta miglior giovane università al mondo. Come ci si riesce senza disporre di super poteri?
"Non si tratta di super poteri ma di un gioco di squadra con mio marito in primo luogo, ma anche con i figli, chiamati a prendersi cura uno dell’altro. Si tratta anche di pazienza perchè i risultati si conseguono nel tempo con tenacia e impegno".
 

Da quando si è insediata, la Scuola Sant’Anna ha una Prorettrice, Arianna Menciassi, e per la prima volta è donna anche la Preside della classe accademica, Anna Loretoni. Tutti talenti al femminile. Il “modello Sant’Anna” è replicabile nel mondo accademico e nel sistema Paese? E come?
"In primo luogo è importante la solidarietà con le donne che decidono di avere figli, farle sentire incluse nelle dinamiche lavorative, anche se hanno meno tempo da dedicare al lavoro: in questo le tecnologie possono fare la loro parte. E poi i servizi e il supporto finanziario: nidi, asili, scuole a tempo pieno. Abbiamo ancora tantissimo da conseguire in Italia su questo versante".
 

Talento e successo nella carriera. In Italia non sempre sono un’equazione. Secondo lei esistono talenti di genere?
"Sono una docente di management e credo che, in effetti, le donne possano avere uno stile di leadership specifico, una capacità di porsi al servizio dell’istituzione per cui lavorano in parte differente rispetto agli uomini. Generalmente sanno costruire team di lavoro efficaci e sono attente anche agli aspetti umani delle relazioni che contribuiscono alla soddisfazione e motivazione del personale".
 

Sia influencer per un giorno: che messaggio dà alle ragazze, in questo anno difficile, tra didattica a distanza, lockdown e zone rosse?
"Il mio messaggio è di non scoraggiarsi, di osare, di credere in se stesse. Hanno il mondo davanti. Con l’impegno, la tenacia e anche un po’ di sacrificio i risultati possono essere di grande soddisfazione".