Calci (Pisa), 8 ottobre 2018 - Forse era proprio lui, il piromane – o almeno uno dei piromani – che due settimane fa, la sera del 24 settembre scorso, ha incendiato il monte Serra, in provincia di Pisa, distruggendoandando in fumo quasi 1500 ettari di bosco e oliveti, incenerendo una decina di abitazioni e provocando danni per oltre undici di milioni di euro. Potrebbe essere l’uomo vestito di scuro e con la mountain bike di marca avvistato intorno alle 20.15 la sera del 24 settembre. Esattamente due ore prima del divampare del rogo. Siamo sul sentiero che dalla Torre di Caprona porta verso Montemagno, lungo il torrente Zambra. Un sentiero nel verde – vietato ai veicoli a motore – percorso soprattutto dagli amanti del trekking e del jogging, da chi passeggia col cane e da chi va in bici. Proprio qui, lunedì sera, all’imbrunire, alcuni abitanti e frequentatori della zona hanno notato un uomo, accucciato sul greto del torrente in secca, a fianco di una mountain bike di marca. Era vestito di scuro, con pantaloni e giacchetto neri o grigi ma non da ciclista, e dava le spalle al sentiero, come a volersi nascondere. Tra i testimoni c’è Andrea Taccola, assessore alla sicurezza e ai lavori pubblici del Comune di Vicopisano, con Calci uno dei paesi attraversati dal fuoco. Lo ha rivelato a margine di una delle tante iniziative di solidarietà alle comunità colpite dall’incendio. «Ero a fare jogging – ha spiegato l’assessore – e ho notato questo soggetto con una bicicletta lungo la strada che sale su verso il monte, in un orario insolito per allenarsi visto che di lì a poco sarebbe calato il buio. Meno di due ore dopo proprio lì c’era l’inferno».

Non è il solo, l’assessore. Altri hanno visto il tipo sospetto. Alcuni dicono che saprebbero riconoscerlo, e sono convinti – ripensandoci col senno di poi – di avergli visto qualcosa in mano, come se stesse accendendosi una sigaretta. E sulla bici, dicono, aveva legata una busta. Forse altri inneschi? E chi era questa persona? Che ci faceva in quel punto sul sentiero che di lì a poco sarebbe diventato un corridoio die fiamme. Se questa persona non ha nulla da nascondere, potrebbe farsi avanti spontaneamenteo con gli inquirenti e chiarire tutto, consentendo di procedere per esclusione. Ma il sospetto che si tratti proprio dell’incendiario, il ricercato su cui il Codacons ha messo una taglia da duemila euro, è altissimo. Gli investigatori per ora mantengono il massimo riserbo, ma la rivelazione di Taccola potrebbe essere una svolta. Le indagini – condotte sul campo dai carabinieri forestali – e coordinate dal procuratore capo Alessandro Crini in persona, coadiuvato dal sostituto Flavia Alemi – vanno avanti sotto traccia, senza sosta. Ma l’avvistamento, su cui più testimoni convergono, potrebbe rivelarsi importante per dare un nome e un volto all’«assassino» del monte Serra.