Elisa Amato e il suo carnefice, Federico Zini. Sullo sfondo, il luogo del ritrovamento
Elisa Amato e il suo carnefice, Federico Zini. Sullo sfondo, il luogo del ritrovamento

San Miniato (Pisa), 27 maggio 2018 - Katia e Maurizio, i genitori di Federico Zini, sono sconvolti. Il fratello Lorenzo, più piccolo di due anni, è seduto sul ciglio di via Fornace Vecchia. Un amico ogni tanto prova a consolarlo mentre lui scuote la testa. Poi si alza, sale sulla Punto nera e parte. «Vado a casa», dice ai due amici che sono lì e che provano a fermarlo. Non si danno pace gli Zini. Non riscono a capire perché Federico, il ragazzo che aveva dedicato la sua vita al calcio, che aveva fatto sacrifici su sacrifici per correre dietro al pallone e calciarlo nelle porte delle altre squadre, sia stato capace di un gesto così terribile: l'assassinio della sua ex fidanzata Elisa Amato, di Prato.

Maurizio Zini, il padre di Federico, è un amante del pallone. Per Radio Bruno Toscana segue ogni domenica le partite dei campionati di serie D ed Eccellenza. Katia, la mamma di Federico, è stata per tanti anni segretaria della Cuoiopelli. Non si capacitano di cosa e come possa essere successo. Del perché il loro primogenito abbia messo in atto un gesto così terribile, agghiacciante, dopo avere da pochissimo tempo conseguito il porto d’armi per uso sportivo e aver acquistato una pistola calibro nove appena qualche giorno fa. «Federico non aveva mai dato segni di sofferenza, malessere, situazioni che potessero far pensare a qualcosa di così grave, mai – dice Maurizio Zini – Federico era un ragazzo perbene, non fumava e non beveva, era equilibrato, con la sua fondazione collaborava con l’associazione Make A Wish che aiuta i bambini malati di tumore ricoverati al Gaslini di Genova. Portava loro le maglie che i suoi amici calciatori gli regalavano, cercava di fare contenti i piccoli ammalati che volevano andare allo stadio a vedere una partita o incontrare un calciatore famoso».

Le foto di Elisa Amato e Federico Zini tratte da Facebook

«Venerdì sera abbiamo cenato insieme, rideva e scherzava – racconta Katia, la mamma – Ha mangiato le stesse cose, era tranquillo, ha giocato con il cane. Non mi sono accorta di niente, non mi ha neppure dato l’impressione di avere dei pensieri. Poco dopo le nove è uscito, mi ha detto che sarebbe andato a Prato, in un locale e di non aspettarlo perché avrebbe fatto tardi. Mi diceva così ogni venerdì e sabato sera quando usciva. Federico ed Elisa avevano convissuto sei mesi prima che lui partisse per la Mongolia. Federico aveva prenotato la vacanza in Sardegna con un compagno di squadra del Tuttocuoio, si stava per comprare la macchina nuova. Niente lasciava pensare....».

«Si erano lasciati Federico ed Elisa, ma erano rimasti amici, si frequentavano – aggiunge Maurizio – Una quindicina di giorni fa lei lo aveva chiamato perché la accompagnasse a farsi un tatuaggio. Federico era contento, giovedì sera aveva rinnovato il contratto con il Tuttocuoio ed era entusiasta perché gli avevano proposto di fare gli stage con i bambini».

A Prato, in via Brasimone, invece, nessuno parla. Alla porta di casa della famiglia Amato la risposta ai cronisti è gentile ma ferma: «Non ce la sentiamo di dire niente».

gabriele nuti