Firenze, 27 novembre 2021 - Uccidere e scappare. Ammazzare e nascondersi. Sparare ancora, pur di non farsi prendere. Oppure consegnarsi docilmente, deporre il guanto della sfida. O sennò finir traditi da vizi o passioni, come quella di Sante Pollastri, il sanguinario brigante gentiluomo amico di Girardengo cantato da De Gregori. Ma c’è poca poesia, e molta ansia, nella caccia all’omicida armato che a questo punto non si limita più alla Toscana.

Il killer si chiama Stefano Marrucci, presunto colpevole dell’assassinio di mercoledì a Comeana del barman Gianni Avvisato. Nel quaderno dei precedenti penali di Marrucci spicca proprio un omicidio, quello del rivale in amore Agatino Mirabella. Correva l’anno 1987, Prato, e i vent’anni di condanna (benché adesso si trovasse ai domiciliari) non hanno avuto alcuna resipiscenza in lui. Anzi: la vita di Marrucci è stata una ulteriore escalation di rapine e pistolettate, e forse soltanto il fato aveva impedito che un altro omicidio annerisse il suo curriculum. Fino all’altro giorno.

E lui adesso scappa. Scappa alla Igor il russo, scappa come certi criminali che non hanno nessuna voglia di tornare dentro, mossi dalla consapevolezza di aver poco da perdere.
Scappò Mario Tuti, il terrorista neofascista che, nel 1975, quando i poliziotti gli si presentarono a casa sua a Empoli perché sospettato di una serie di attentati ferroviari, aprì il fuoco e ammazzò il brigadiere Leonardo Falco e l’appuntato Giovanni Ceravolo. La sua latitanza durò sei mesi e si concluse in Francia.

A volte, però, ammazzano di nuovo: Sergio Cosimini aveva ucciso a Firenze Antonio Cordone, il 26 dicembre del 1989, e il 1° giugno 1990 freddò a Siena i carabinieri Mario Forziero e Nicola Campanile. Anni dopo, evaderà dall’opg di Montelupo. Durò invece anni la fuga attraverso tutto il centro Italia di Luciano Liboni, detto il Lupo, ispiratore anche di un film: alla fine morì per le ferite riportate in una sparatoria con i carabinieri. Della sua fuga disperata, rimase vittima l’appuntato scelto Alessandro Giorgioni. Era il 2004.

Più recentemente, Mirco Alessi fece impazzire le forze dell’ordine di tutta la Toscana: dopo aver ucciso con cento coltellate, in un appartamento vicino alla stazione, la trans brasiliana Kimberly e con altri fendenti anche un’amica domenicana che dormiva nello stesso alloggio, Alessi, pellettiere di Lastra a Signa, si mise in macchina e zigzagò senza una meta. La sera, naufragato a Monticiano, si fece dare un telefonino da un anziano che frescheggiava e decise che la sfida era finita. "Mi venite a prendere oppure no?", sghignazzò al 112 prima di consegnarsi. Sta scontando 28 anni.