Frantoio
Frantoio

Firenze, 21 ottobre 2021 - Per l'agroalimentare della Toscana l'autunno è un momento magico. Tartufo, castagne, ma soprattutto olio e vino novo (sì, senza la lettera U) arrivano sulle tavole di tutta Italia e del mondo ed è una pacchia per i sensi. Purtroppo però i cambiamenti climatici ormai da anni stanno massacrando i raccolti: quest'anno la combinazione fra il grande caldo dell'estate e la siccità hanno tagliato la produzione di vigne e oliveti più omeno della metà. Non si tocca la qualità, che resta ai vertici mondiali, ma la quantità sì e di conseguenza i prezzi. Ecco la situazione toscana sul fronte dell'extravergine.

Produzione dimezzata

"Gli ulivi sono in sofferenza, la situazione è difficile perché avremo un 50% in meno di produzione rispetto all'anno scorso. Se per l'uva perdiamo al massimo il 40%, in questo caso i problemi sono maggiori". A dirlo è Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana e presidente della Cantina sociale Colli Fiorentini, che traccia un quadro iniziale dell'annata 2021 della raccolta delle olive. Quanto ai prezzi per Baraglini "subiranno un lieve aumento rispetto all'anno scorso. Andiamo dai 12 ai 20 euro per la bottiglia da un litro, poi ci sono eccezioni per le aziende che producono olio biologico, in quel caso il costo è maggiore".

Riguardo alla previsione di un dimezzamento della produzione Baragli spiega che le problematiche sono legate alle condizioni atmosferiche: "Prima abbiamo assistito ad una forte ondata di calore: questo, unito alle poche piogge, ha bloccato la crescita delle olive, troppo piccole. E dunque la produzione non può essere tanta: gli olivi hanno sofferto e stanno soffrendo la siccità".

Se la quantità è un problema, lo stesso non si può dire per la qualità: "La qualità dell'olio - afferma Baragli - resta ottima anche perché non ci sono stati attacchi significativi della mosca olearia nella nostra zona, da questo punto di vista le temperature alte hanno aiutato. Questo ha permesso di mantenere una qualità media molto alta, a differenza di altre aree della Toscana, come per esempio la costa, dove ci sono state criticità da questo punto di vista".

Coldiretti e l'allarme sull'olio straniero

"La campagna olivicola - spiega Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana - si apre con uno scenario diverso rispetto allo scorso anno. L'andamento climatico, con eventi estremi caratterizzati dalla gelata tardiva di aprile e dalla siccità estiva, ha giocato inevitabilmente un ruolo decisivo sulla produzione complessiva. Fortunatamente l'apporto idrico, se pur limitato delle poche piogge, ha permesso alla drupa di riprendere vigore dopo il lungo periodo siccitoso. I frutti sono sani. L'olio extravergine che finirà sulle nostre tavole e sui mercati italiani e stranieri bene rappresenterà il Made in Tuscany dell'eccellenza".

Coldiretti teme una nuova invasione delle importazioni di olio straniero sul mercato: "Nell'ultimo anno - spiega ancora Filippi - le importazioni di olio straniero sono aumentate del 5% superando le 700 milioni di bottiglie su scaffali di supermercati, negozi e discount con allarme sulla qualità del prodotto portato in tavola. Diffidate dei prezzi troppo bassi, guardate con piu' attenzione le etichette e acquistate extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l'olio Evo prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive".l

I numeri della Toscana

Secondo i dati, la produzione di olio in Toscana dovrebbe attestarsi intorno agli 80/90 mila quintali contro i 150mila quintali dello scorso anno. La coltivazione dell'olivo è diffusa in tutta la Toscana con circa 100.000 ettari di superficie coltivata, situati per il 90% in zone collinari o di bassa montagna e distribuiti prevalentemente nelle province di Firenze, Grosseto, Siena e Arezzo, ma di fatto presenti in tutte le province toscane. Oltre 70.000 aziende coltivano olivi, ma il 43% di esse ha una superficie inferiore all'ettaro, il 60% inferiore a due ettari.

Sono cinque le Dop e Igp degli oli extravergini di oliva, registrate dall'Unione Europea, che si riferiscono a zone di produzione comprese nel territorio regionale - Toscano IGP, Chianti Classico DOP, Terre di Siena DOP, Lucca DOP, Seggiano DOP - che fanno emergere la Toscana anche per il numero di olii certificati a livello nazionale.

Il Consorzio di Tutela dell'olio extravergine di oliva toscano Igp gioca un ruolo centrale nel garantire la qualità attraverso il rigido disciplinare che i 9.000 soci e 5.000 olivicoltori, quasi 3.000 frantoi e 400 imbottigliatori, sono chiamati a seguire scrupolosamente per immettere sul mercato un olio sicuro, tracciato e tracciabile dove all'etichetta corrisponde perfettamente al contenuto della bottiglia. Le esportazioni di olio extravergine rappresentano un quarto del valore di prodotti agricoli e agroalimentari che la Toscana esporta nel mondo con un fatturato di 650 milioni di euro. In aumento dell'1,7% nel periodo gennaio giugno (fonte Istat). "L'olio extravergine è uno dei prodotti di punta del nostro Made in Tuscany all'estero - conclude Filippi - In dieci anni le esportazioni sono aumentate del 60% con un trend in continua crescita".

Manodopera, materie prime, bollette: tempesta perfetta sui costi

60% in meno di produzione di olive rispetto alla media annuale. I dati sono quelli del frantoio biologico della Rocca di Montemurlo (Prato), gestito da Felice Curcetti della Felice Agricoltura, dove ieri si sono recati il sindaco Simone Calamai e l'assessore alla promozione del territorio, Giuseppe Forastiero per fare il punto della situazione. L'olio extra vergine d'oliva è l'oro verde di Montemurlo ma quest'anno, nonostante l'ottima qualità delle olive, il raccolto è esiguo.  "Si tratta di un problema che ha colpito prevalentemente le olivete del Centro- Nord Italia, Montemurlo compresa,  mentre al Sud la situazione sembra migliore. - spiega Felice Curcetti - La produzione è stata compromessa dal caldo anomalo di marzo e dalle successive inaspettate gelate di aprile. Questa insolita situazione climatica non ha permesso una corretta allegagione, cioè il momento in cui avviene l'inizio della trasformazione dei fiori in frutti che si registra nella prima metà di giugno, perché i fiori erano ormai secchi. È vero che dopo l'annata da record del 2020, ci aspettavamo un anno di “scarico” con una produzione inferiore, ma non un calo di queste proporzioni".

Lo scorso anno la frangitura delle olive iniziò molto presto, anche a causa dei timori di possibili chiusure e divieti di spostamento legati al Covid, ed andò avanti fino a gennaio. Oggi, invece, Felice Curcetti non sa neppure se riuscirà a tenere in funzione i macchinari fino alla fine di novembre: "Io ho 18 mila piante di olivo ma la produzione è talmente irrisoria che diventa difficile anche pagare la manodopera impegnata nella raccolta - continua Curcetti - In più va aggiunto l'aumento esponenziale delle materie prime che hanno fatto crescere del 40% il costo del vetro delle bottiglie e delle lattine in cui mettiamo l'olio per la vendita diretta. Inoltre non ho ancora calcolato quanto inciderà l'aumento dell'elettricità e del gas. Ci consola solo sapere che l'olio di quest'anno è di ottima qualità: le olive sono sanissime. La natura evidentemente, quando ha meno frutti, li nutre meglio".

Una serie di criticità che hanno fatto aumentare anche il costo dell'olio che quest'anno varierà a seconda della quantità acquistata: "Il mio consiglio - prosegue Curcetti - è di comprare un po' di olio nuovo per togliersi la voglia e poi di fare la scorta prendendo la produzione 2020, che è stata davvero abbondante e che, essendo di ottima qualità e priva di difetti, si è conservata benissimo. Un occhio alla qualità e uno al portafoglio".