Niccolò Ciatti
Niccolò Ciatti

Firenze, 16 novembre 2021 - Il processo per l'omicidio di Niccolò Ciatti, si fa in Italia. E qui, a differenza della Spagna, Rassoul Bissoultanov rischia l’ergastolo. La procura di Roma ingrana il turbo e dopo l’estradizione del principale imputato per il violento pestaggio in cui ha perso la vita il 22enne di Scandicci, il pm Erminio Amelio ha firmato anche il decreto che dispone il giudizio immediato. Il 18 gennaio 2022, davanti alla corte d’assise di Roma, il picchiatore ceceno sarà alla sbarra per omicidio volontario aggravato. Un’imputazione che può costargli il carcere a vita, secondo il nostro ordinamento.

Resta però indietro la posizione dell’altro indagato, il connazionale Mosvar Magomadov accusato di aver concorso con Bissoultanov nel pestaggio mortale nella discoteca della Costa Brava: probabile che la magistratura italiana stralci la sua posizione, in attesa di definire la «contesa» fra i due Paesi riguardo alla competenza. Il tribunale di Girona, dove il 26 novembre avrebbe dovuto cominciare il processo, ha sospeso il procedimento. E nel frattempo l’Italia ha messo la freccia. La soluzione per altro più gradita alla famiglia Ciatti. 

«Un passo vero verso quella giustizia che Niccolò merita», ha commentato Luigi, il babbo del ragazzo ucciso e simbolo di una battaglia che dura da più di quattro anni. «Una giustizia italiana che si è mossa ed è riuscita in pochi mesi ad arrivare a una data d’inizio processo - ha aggiunto -. E’ l’inizio, il percorso è lungo, sia per questo processo ma anche per riuscire a processare l’altro ceceno colpevole quanto il primo. Non ci arrendiamo finché avremo forza. Vogliamo giustizia per Niccolò». 
Un calvario, quello dei Ciatti, iniziato con una telefonata nel cuore della notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017. Niccolò, proprietario di un banco al mercato centrale di San Lorenzo, era in vacanza con gli amici a Lloret da Mar. Alla discoteca St Trop incrociò i suoi assassini. 

Nell’indifferenza generale degli altri avventori della discoteca, che al massimo tirarono fuori i telefonini per filmare la scena, senza invece intervenire per interrompere una furia cieca e ingiustificata del ceceno (combattente di Mma, una violenta arte marziale), Niccolò venne colpito da un violento calcio alla testa, da cui non si rialzerà mai più. I fatti di quella notte sono stati ulteriormente circoscritti da un’indagine condotta dai carabinieri del Ros di Roma, che hanno risentito decine di testimoni presenti in discoteca. Il lavoro «italiano» si è reso maggiormente prezioso alla luce dell’incredibile ritardo con cui ha fatto i conti il procedimento spagnolo. A distanza di quattro anni, Bissoultanov è infatti stato posto in semilibertà per la decorrenza dei termini di carcerazione preventiva. «Grazie» alla sua fuga in Germania, è scattato l’arresto e l’estradizione in Italia.