Pontedera,(Pisa) 18 luglio 2018 -  «Chiara stava malissimo. Abbiamo capito subito che non c’era un minuto da perdere. Dopo aver chiamato il 118, ho guidato a tutta velocità per andare incontro all’ambulanza. Volevamo accelerare i tempi, arrivare quanto prima in ospedale. Mi sono fermato lungo la strada soltanto quando ho visto che respirava sempre peggio. Le ho aperto la bocca, ho provato a tirarle fuori la lingua per non farla soffocare. È stato tutto inutile. Babbo, mi è morta tra le braccia».

Nicola Gabbriellini – il fidanzato della ventiquattrenne Chiara Ribechini di Navacchio (Pisa) stroncata domenica scorsa da una reazione allergica, dopo la cena al ristorante – affida al padre il ricordo della terribile notte che ha stravolto l’esistenza di due intere famiglie. Per la cena avevano scelto l’agriturismo di fiducia «per stare tranquilli – dice – perché proprietari e staff ormai sono nostri amici e conoscono alla perfezione l’allergia al latte e alle uova di Chiara. Sanno come devono cucinare». È il loro punto di riferimento in zona, tanto da vedere in quella villetta rustica, persa tra le dolci colline pisane, la location perfetta dove, magari, organizzare un giorno addirittura una festa di matrimonio. Poi i saluti e i primi «segni di sofferenza» nel parcheggio della struttura, che rendono necessaria un’iniezione salvavita di adrenalina nella gamba. Quindi la corsa folle, al buio, tra le curve della via di campagna che collega il borgo di Colleoli alla città di Pontedera e il tentativo disperato di strappare la fidanzata alla morte sul ciglio della strada dove lui stesso pratica le manovre di primo soccorso, suggerite telefonicamente dai sanitari. Infine le urla e il pianto inconsolabile, mentre la situazione sta evidentemente precipitando sotto gli occhi della comitiva, epilogo imprevedibile di una serata piena di allegria. Tutti impotenti davanti al buco nero che inghiotte una così bella gioventù. All’arrivo del medico non c’è già più niente da fare. «Nicola è distrutto.

È una tragedia troppo grande da sopportare per tutti noi. Lui sta cercando di stare vicino alla famiglia di Chiara. Non ci sono parole per descrivere questo dolore», spiega con gli occhi rossi il papà di Gabbriellini. Il figlio sa di aver fatto tutto il possibile, e anche di più, per salvare il suo «angelo». Non ha niente da rimproverarsi. Si è dovuto scontrare con la realtà. Anzi, con un incubo che supera l’immaginazione umana: neppure tentare l’«impossibile», purtroppo, è bastato. «Chiara sapeva riconoscere i sintomi di una crisi. Li conosceva bene e portava sempre con sé il kit d’emergenza. Ho provato di tutto, babbo. Ho provato in tutti i modi a farla respirare», ripete come un mantra, quando gli operatori sanitari constatano il decesso della ragazza. MENO di dieci chilometri e i sogni della giovane coppia si sono infranti. A poche ore dall’inizio della vacanza tanto attesa, quella organizzata nei minimi dettagli per festeggiare il compleanno di lei che, il 29 luglio, avrebbe compiuto ventiquattro anni. La partenza fissata proprio per ieri mattina, col volo aereo prenotato già da tempo. «Il Portogallo ci aspettava. L’avevamo scelto tra tante mete e ne eravamo felicissimi».