Vaccini nel mirino
Vaccini nel mirino

Roma, 9 settembre 2021 - “Non esistono i presupposti epidemiologici per conquistare la cosiddetta immunità di gregge, in grado di proteggere i non vaccinati grazie ad un'elevata percentuale di persone non più suscettibili al contagio, perché vaccinate o guarite". E' quanto afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, alla luce dell'ultimo monitoraggio. “Al momento – spiega infatti Gimbe – nessun vaccino è approvato per i soggetti sotto i 12 anni compiuti”. Si tratta di oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, tra cui il virus continua a circolare liberamente. Inoltre, i vaccini anti Covid approvati “non sono sterilizzanti  ovvero non conferiscono un'immunità totale contro il virus e anche chi è vaccinato ha una probabilità, seppure molto più bassa, di infettarsi e trasmettere il virus”.

Al momento in Italia, prosegue Gimbe, l'efficacia del vaccino nei confronti dell'infezione si attesta intorno al 78% e inizia a ridursi dopo circa sei mesi dalla conclusione del ciclo vaccinale, in particolare nelle fasce anagrafiche più giovani. Nei Paesi a basso reddito, meno del 2% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino: questa disomogeneità nell'accesso ai vaccini contribuisce all'elevata circolazione del virus e all'emergenza di nuove varianti.

Dunque, conclude Cartabellotta, "è inutile inseguire la chimera di una percentuale di popolazione vaccinata in grado di "spegnere" l'interruttore della circolazione virale. L'obiettivo di salute pubblica è quello di vaccinare tutti coloro che non presentano specifiche controindicazioni, al fine sia di una protezione individuale da malattia grave o decesso, in particolare per gli over 50, sia di ridurre al minimo la circolazione virale. Visto che quest'obiettivo è oggi basato su robuste evidenze, spetta alla politica scegliere la strategia con cui raggiungerlo: dal punto di vista scientifico tutte le carte sono in regola per istituire l'obbligo vaccinale".

Calano i contagi, frena l'aumento dei ricoveri
Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe ha rilevato nella settimana 1-7 settembre 2021, rispetto alla precedente, una diminuzione di nuovi casi (39.511 contro 45.134) a fronte di un incremento dei decessi (417 contro 366), anche se influenzato da una serie di ricalcoli. Scendono anche i casi attualmente positivi (133.787 contro 137.925) e il numero delle persone in isolamento domiciliare (128.917 contro 133.129), mentre si rileva un lieve aumento di ricoveri con sintomi (4.307 contro 4.252) e delle terapie intensive (563 contro 544).

"Per la prima volta da fine giugno diminuiscono i nuovi casi settimanali – commenta il presidente della Fondazione Gimbe – sia come numeri assoluti che come media mobile dei casi giornalieri che si attesta a 5.644". Nella settimana presa in considerazione, rispetto alla precedente, solo tre regioni registrano un incremento percentuale dei nuovi casi, mentre in nove crescono i casi attualmente positivi. Sono 63 le province che hanno un'incidenza pari o superiore a 50 casi per 100.000 abitanti: in Emilia-Romagna, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria tutte le province raggiungono o superano tale soglia. In 7 province si contano oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Siracusa (231), Messina (189), Ragusa (170), Trapani (170), Catania (165), Prato (164) e Caltanissetta (159). In aumento i decessi: 417 di cui 82 relativi a periodi precedenti.

"Sul fronte ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari di Gimbe – frena ulteriormente l'incremento dei posti letto destinati a pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente crescono solo dell'1,3% in area medica e del 3,5% in terapia intensiva". A livello nazionale il tasso di occupazione rimane basso (7% in area medica e 6% in area critica), seppure con notevoli differenze regionali: per l'area medica si collocano sopra la soglia del 15% Sicilia (23%) e Calabria (19%); per l'area critica sopra la soglia del 10% Sicilia (13%) e Sardegna (15%). Stabili gli ingressi giornalieri in terapia intensiva.

Sono oltre 3 milioni gli over 50 non vaccinati, si vaccinano i più giovani
Secondo il monitoraggio di Gimbe, 4,1 milioni over 50, pari al 15,2%, non hanno ancora completato il ciclo vaccinale e di questi, 3,16 milioni non hanno ricevuto nemmeno una dose. A fronte di un sostanziale appiattimento dei trend di vaccinazione in questa fascia di età, continuano invece a salire le curve degli under 50, nonostante una flessione di quella 40-49 anni ed un iniziale rallentamento di quelle dei 20-29 e 30-39 anni. Rimane invece costante la salita della fascia 12-19 anni, “segnale incoraggiante”, sottolinea la Fondazione, vista l'imminente riapertura delle scuole. Stando a quanto rilevato da Gimbe, nella fascia 12-19 anni, il 40,1% ha completato il ciclo, al 23,1% è stata somministrata la prima dose e il 36,8% non ha ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino, con rilevanti differenze regionali.

La situazione in Toscana
Secondo i dati di Gimbe, nei primi sette giorni di settembre, la Toscana fa registrare "performance in miglioramento" sui casi di positività al Covid rispetto alla quota dei 100.000 abitanti (283) e, rispetto alla settimana precedente, si evidenzia una diminuzione dei nuovi casi (-15,2%). Sotto soglia di saturazione i posti letto negli ospedali, quelli cioè previsti nelle aree mediche e coloro che sono ricoverati in terapia intensiva. Sul fronte vaccini, "la popolazione che ha completato il ciclo è pari al 63,6%", quando la media in Italia è del 65,9%, a cui aggiungere un ulteriore 13% solo con la prima dose (e qui la media nel Paese è del 7,3%). Gli over 50 che non ha ricevuto nessuna dose si assesta sul 9,7% (media 11,6%); mentre la fascia di età 12-19 anni senza copertura è del 32,6% (media 36,8%).