Il popolo della Leopolda
Il popolo della Leopolda

Firenze, 15 ottobre 2019 - Che vigilia. C’è di tutto e di più in attesa della Leopolda numero 10: quella che genera più fibrillazioni nel centrosinistra (Pd in testa) e più entustiasmo nel popolo renziano, tornato a ruggire come ai bei tempi dell’asse Firenze-Roma. C’è chi scongiura la presenza di esponenti Pd all’evento fiorentino che si apre venerdì, chi dice che ci farà solo un’apparizione per salutare vecchi amici, chi andrà per ’dovere’ istituzionale. Poi c’è chi non ci va perché è il «congresso» di un altro partito. E poi c’è anche il «compromesso» del tipo seguo la Leopolda via web. Ma qualcuno ha già modificato l’agenda da tempo per esserci per forza, lasciando per un giorno o più gli impegni.

Comunque vada la Leopolda 10 (i conti li tirerà Matteo Renzi domenica) è già da ora l’edizione più pop (popolare) come partecipazione. In campo oltre duemila comitati civici (Azione Civile), la spina dorsale di Italia Viva: non solo in Italia, ma diffusi anche in Europa. Rappresentanti renziani alle Canarie, a Stoccolma, a Madrid, a Edimburgo e in Irlanda, ma anche in Polonia, Olanda e Germania. Grazie ai comitati (e non solo) nel 2019 sono affluiti fondi per oltre mezzo milione.

Insomma la Leopolda più che mai ha già fatto parlare di sé (ventimila registrazioni on line), anche tra chi l’ha sempre vista come fumo negli occhi. Come il governatore toscano Enrico Rossi, da poco rientrato nel Pd: «Non sono mai andato e non ci andrò; ricordo che solo quando era presidente del consiglio Renzi mi affacciai per meno di 10 minuti il giorno delle conclusioni e venni subito via perché sono sempre stato convinto che o si fa politica o si fa spettacolo». Clima non proprio sereno tra i due ‘mai amici’ per davvero. E giù con l’avvertimento: «Ai membri regionali del Pd che hanno ruoli di dirigenza e che leggo essere nel dubbio se partecipare o meno consiglio di evitare la loro presenza - continua Rossi - In fondo Renzi lavora legittimamente per costruirsi un suo partito e con la sua riconoscibile abilità ha deciso di presentarci una scissione a rate che il Pd per primo rischia di pagare con gli interessi. La Leopolda oltre a essere l’ennesimo spettacolo sarà anche un’altra tappa della scissione a rate che il Pd paga».

Dal fronte giunta regionale Pd altre titubanze: «Non vado alla Leopolda - dice l’assessore Stefania Saccardi, ex renziana - ma seguirò i lavori via web». Che fa Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale, in campo per la sfida a governatore? «Penso che andrò venerdì, all’apertura» nell’occasione più istituzionale anche se tiene a precisare che «la coalizione del centrosinistra alle elezioni regionali dovrà prendere in considerazione Italia Viva». E la segretaria regionale dem, Simona Bonafè, nata nella ‘cantera’ renziana? «Un salto lo faccio» si limita a dire. Il «fronte del porto» dei sindaci Pd, in campo per le regionali per dare forza al civismo fa ’forca’? Nardella ci andrà «per un saluto», anche per lui dal sapore istituzionale (con molti esponenti della sua giunta), ma ancora non si sa come e quando. Brenda Barnini, sindaco di Empoli, lanciatissima tra i primi cittadini non sarà alla Leopolda: «Non si devono dare segnali di confusione al nostro elettorato. Ho grande rispetto per chi andrà e credo lo faccia con le migliori intenzioni». E in futuro? «I rapporti tra Pd e Italia Viva dovranno per forza essere costruttivi ma questo non vuol dire avere dubbi su dove stare». Il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini fa gli auguri di buon lavoro, ma preferisce restare a casa: niente Leopolda «perché ritengo che la scissione sia stata un errore incomprensibile per chi si riconosce nel centrosinistra. Auguro ai partecipanti buon lavoro perché i momenti di discussione sono importanti soprattutto se sapranno apportare criteri per rafforzare e unire invece che dividere». Preferisce Livorno per concentrarsi sulle questioni cittadine il sindaco Luca Salvetti («Non vado come non andrei a qualsiasi altro evento politico nazionale» dice).

In prima fila ci sarà il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro: «Mi ha invitato Renzi, vengo molto volentieri». Da Viareggio arriverà anche uno dei tanti comitati di Italia Viva nati in questi giorni, coordinato dall’ex vicesindaco Rossella Martina. E per la prima volta all’ex stazione fiorentina metterà piede anche Gabriele Toccafondi, parlamentare di Italia Viva, con un passato nel centrodestra e poi in Civica popolare della Lorenzin. Con lui Marco Semplici (ex consigliere provinciale Pdl a Firenze) e Francesco Grazzini, figlio di Graziano simbolo di Forza Italia e di Cl a Firenze, forte della sue 700 preferenze nella lista Avanti Firenze alle ultime amministrative fiorentine. E ancora dal centrodestra: Antonio Longo, già consigliere comunale a Prato con la lista Cenni. E poi Niccolò Macallè, consigliere comunale di Montespertoli; Marco Baldinotti, ex consigliere comunale Pdl a Sesto Fiorentino, Maurizio Zingoli, ex vicecoordinatore regionale Pdl. E ancora Pasquale Lamberti, figlio dell’ex sindaco di Livorno Gianfranco.